feb
07
2012

Il Gioco della Puglia

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feb
02
2012

ITINERARIO “I TESORI DEL TAVOLIERE” Visita di Lucera e Troia Domenica 26 Febbraio 2012

L’Associazione Daunia TuR è lieta di presentare il nuovo anno associativo con l’organizzazione di un suggestivo ed appassionante itinerario storico – culturale ed enogastronomico nel cuore della Daunia più suggestiva per conoscere le bellezze monumentali ed artistiche custodite nel Tavoliere delle Puglie.

In un comodo itinerario in pullman avremo modo di visitare la mattina LUCERA definita da Cicerone “una delle più fiorenti città d’Italia”. Nel corso della visita  si apprezzeranno: la Cattedrale dedicata all’Assunta, la quale sorge per volere di Carlo II d’Angiò agli inizi del ‘300 nel luogo ove era ubicata la più importante moschea araba.  In forme gotiche angioine, a tre navate con i maestosi contrafforti dell’abside poligonale. All’interno degni di nota troviamo una statua di una Madonna con bambino trecentesca in legno pregiato; l’altare maggiore costituito dalla mensa in marmo proveniente dalla domus federiciana di Castel Fiorentino; un bellissimo crocifisso quattrocentesco e una tavola raffigurante la Madonna tra i SS. Nicola e Giovanni Evangelista. Il Palatium federiciano e fortezza angioina, realizzato su tre livelli in forma di torre nel 1233 ma di cui è rimasto solo lo zoccolo perimetrale dalle pareti a scarpa essendo  crollato secoli fa .Il palatium è stato poi inglobato  dalla cinta poligonale scandita da oltre venti torri fatta costruire dagli Angioini fra 1269 e 1283; all’ interno gli scavi relativi alla cittadella militare provenzale insediata all’epoca di Carlo II d’Angiò. L’Anfiteatro romano, scoperto nel 1932 e risalente all’Età Augustea, realizzato dal magistrato lucerino Marco Vecilio Campo come recita l’epigrafe posta sull’ingresso. Per le sue notevoli dimensioni ed una capienza di 16-18.000 spettatori risulta essere la più importante testimonianza romana di tutta la Puglia. Dopo una pausa pranzo prevista nell’agriturismo Sant’Agapito a base di piatti tradizionali della cucina locale il nostro viaggio itinerante riprenderà nel pomeriggio con la visita di TROIA, centro dauno che sorge a circa 20 Km da Lucera, noto con  il nome di ”Aecae”,  fu espugnato dai Romani che la punirono per il tradimento successivo alla battaglia di Canne (216 a.C.).Si visiteranno a Troia: la splendida Cattedrale edificata nel 1093 nelle forme tipiche del romanico pugliese; il Museo Civico, allestito nei locali del piano terra del cinquecentesco palazzo d’Avalos che custodisce reperti storici di notevole importanza e San Basilio risalente all’XI secolo contenente diverse tele cinquecentesche.

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feb
02
2012

Itinerario di San Valentino a Vico del Gargano

Nel cuore del Gargano più spettacolare, dove il mare si inchina docilmente alla potenza del verde montano, si trova il paese dell’amore, Vico del Gargano. A Vico del Gargano si svolgono i festeggiamenti in onore di San Valentino, patrono della città e protettore degli agrumeti dell’Oasi Garganica. Il giorno della festa degli innamorati i vicoli e le piazzette del suo centro storico si vestono a festa con addobbi di arance, limoni e foglie di alloro, per accogliere frotte di giovani in amore. Una secolare tradizione racconta che mangiare le arance benedette dal patrono San Valentino e berne il succo, esaudisca tutti i desideri di gioia e felicità, come una miracolosa pozione d’amore. Uno scorcio tipico del centro storico porta il suggestivo nome di “Vicolo del bacio”, strettissima viuzza di solo 50 cm di larghezza che garantisce dolci effusioni e facili contatti. Attraverso la visita di una tipica bottega alimentare del prodotto verrà presentato un prodotto d’eccellenza garganica: la  “Paposcia”, il tipico panino con ingredienti semplici e genuini saprà anche attraverso un pranzo gustoso farvi esplorare il sapore autentico del Gargano. Di notevole interesse per la storia e gli antichi mestieri garganici risulta  il “Trappeto Maratea”, un antichissimo frantoio dell’anno 1000 oggi museo etnografico della civiltà contadina e della produzione locale dell’olio d’oliva.

Il caratteristico "vicolo del bacio"

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feb
02
2012

“Una Montagna di divertimenti” Giornata sulla neve in Abruzzo a Scanno passo Godi


L’Associazione Daunia TuR DOMENICA 11 MARZO 2012 organizza un appassionante giornata di divertimenti, sport e svago. La stazione sciistica di Passo Godi è sulla linea di confine tra le due grandi aree protette dell’alta Valle del Sagittario e l’Alto Sangro. Facilmente raggiungibile, quindi, dai due versanti è equidistante (circa 13 Km) dai centri abitati di Scanno e Villetta Barrea. In pieno territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, Passo Godi era – un tempo – via naturale di transito dei pastori transumanti. Oggi è una meta per gli appassionati dello sci e della neve e per gli amanti della natura.  Un ambiente montano di grande valenza, protetto da alte montagne, che per posizione geografica e clima favorevole è un mix salutare: natura e neve, sport e vacanze di sole. Una stazione sciistica alternativa alle grandi mete del turismo invernale, con un pacchetto neve interessante. Ideale per un relax di alta quota, rappresenta senz’altro un riferimento specifico soprattutto per nuclei familiari e gruppi organizzati che possono usufruire di tre sciovie, nove piste da sci di vari livelli di difficoltà. Per chi pratica lo sci nordico sono predisposti due splendidi anelli per il fondo di complessivi 15 chilometri.              

La stazione dispone di un parco divertimenti con tappeto mobile, una pista per gommoni da neve e di ampi spazi per l’escursionismo, l’alpinismo, il telemark.

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feb
01
2012

La Farrata, rustico sipontino ultramillenario

La Farrata, rustico fragrante, della tradizione carnevalesca sipontina, ha origini che si perdono nella notte dei tempi. Il farro (dal latino far) è il primo grano che i pastori nomadi del Medio Oriente coltivavano agli albori della civiltà. Tale pianta frumentaria, che cresceva spontanea, era già nota ai tempi di Omero. Nella poetica e letteraria traduzione dell’Iliade omerica del 1810 di Vincenzo Monti, nel Libro I, 593, è scritto: “…lavar le palme/presero il sacro farro, Crise alzando con la voce la man, fè questo prego”. Il farro, che si diffuse rapidamente nell’Italia arcaica, era coltivato, in quanto più resistente alla siccità e cresceva anche in terreni poco fertili. La sua coltivazione fu mantenuta anche dopo la scoperta del grano in gran parte dell’Italia romana e preromana, per la sua forte capacità di adattamento in condizioni poco favorevoli. Il farro macinato, ridotto in farina, era e costituiva il cibo di tutti. La farinata di farro (il plus latino) era la base di ogni forma di alimentazione, il pane delle nostre tavole. Esso, il farro, era l’alimento nazionale che si trovava e comprava ovunque, così come si evince nel libro VII 171 dell’Eneide virgiliana nella insuperata e melodiosa traduzione di Annibal Caro in cui recitava: “gran forme di focacce e farrate”. Erano queste sulla tavola trovata da Enea al suo arrivo nel Lazio. Era questo il segno della profezia di Celeno, una delle mitiche Arpie. Come dire che le focacce di farro erano il piatto comune del Lazio antico, quello su cui avrebbe regnato poi Saturno, istaurandovi la mitica età dell’oro. Non solo, le stesse farrate, di forma rotonda, preparate con farina di farro, cacio e uova, costituivano i piatti e i vassoi con cui presentare i sacrifici agli dei e rappresentavano il cibo semplice della civiltà arcaica. Erano le farrate adoperate nei riti sacri. Uno di questi era la “confareatio” che si celebrava nel matrimonio: un’offerta a Giove di focaccia di farro con la pronuncia di formule solenni e di ulteriori atti, che conferivano alla cerimonia un colorito molto antico. Offerte di farro o farina erano presentate agli dei campestri e alla stessa dea Cerere durante le “feriae sememtivae”, i giorni della festa della seminagione. Nella piana, a nord del Candelaro, sorgeva l’antica Siponto, esposta agli influssi delle civiltà orientali (i Dauni), a quelli della Magna Grecia. A volte amica, a volte ostile alla potente Roma, Siponto, affacciava sulle limpide acque dell’Adriatico, conosceva certamente l’uso della farrata, essendole pervenuto dalla civiltà latina, tramite l’espansione di Roma dominante. L’antica Siponto al tempo “degli dei falsi e bugiardi”, ma anche dopo l’avvento del Cristianesimo, ha sempre mantenuto fra le sue ricette  culinarie quella della farrata. Tramandata da oltre duemila anni la farrata è diventata il rustico prelibato simbolo del Carnevale Sipontino.  

Ma come si prepara questa pietanza così cara della nostra tradizione ultramillenaria?

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