IL PANORAMA CAMBIA DINANZI A NOI A NOSTRA INSAPUTA!

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Il “Coordinamento delle Associazioni Provinciali per la tutela del mare del Golfo di Manfredonia e del Gargano”, invita i cittadini a prendere parte attiva nella difesa del mare e del proprio territorio.

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L’Unione Europea persegue l’integrazione, lo sviluppo economico e la partecipazione dei cittadini in senso democratico, anche attraverso la definizione e il potenziamento della trasparenza come criterio informatore dell’azione delle istituzioni europee.

Anche se l’Italia è parte integrante dell’Unione Europea si ha la percezione che questi dettami non siano stati recepiti e metabolizzati compiutamente dalle nostre rappresentanze politiche. Infatti, ancora una volta, siamo costretti a registrare scelte che passano sulla testa dei cittadini, in barba a ogni principio democratico di trasparenza e partecipazione.

Le Associazioni culturali, sociali e di categoria, impegnate per salvaguardare il mare della Capitanata dall’insediamento invasivo di pale eoliche, chiedono che venga riconosciuto, ai cittadini, il sacrosanto “diritto” di decidere le sorti del proprio territorio, sia nella gestione del presente che del futuro.

I cittadini, sinora ignorati e non coinvolti dalle Istituzioni, hanno ora la possibilità di far sentire la propria voce sulla questione impianti eolici offshore; rinfrancati anche dalle numerose criticità evidenziate dalla Regione Puglia nell’esprimere ripetutamente parere negativo alla realizzazione del progetto.

Nel corso degli ultimi anni sono stati sottoposti a parere di Valutazione di Impatto Ambientale, presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, 6 progetti che coinvolgono i compartimenti marittimi del Gargano da nord a sud. Si tratta dell’installazione di oltre 230 aerogeneratori, di cui oltre la metà saranno collocati all’interno del Golfo di Manfredonia a poche miglia dalla costa e a poca distanza l’uno dall’altro.

Eolico-Progetto-Manfredonia

La Commissione Ministeriale ha espresso parere negativo al progetto di impianto eolico al largo delle coste siciliane, in sintonia con la deliberazione della Regione Sicilia; mentre disattende quella della Regione Puglia e dice si ai progetti della Trevi e della WPD nel Golfo di Manfredonia,.

L’assenza di un Piano Energetico Nazionale (riconosciuto anche dall’attuale Ministro all’Ambiente Orlando); i copiosi incentivi per la produzione di energie alternative (i più alti al mondo); lo studio di fattibilità affidato esclusivamente alle società richiedenti le installazioni; una legislazione incentrata esclusivamente all’uso dei territori senza particolari restrizioni e l’assenza di stringenti verifiche, consentono alle società interessate la totale libertà di azione, in barba alle naturali vocazioni paesaggistiche, economiche, e culturali del nostro territorio.

Ci chiediamo, inoltre, se l’enorme mole di incentivi a disposizione delle società proponenti, non si sia trasformata in occasione di speculazione affaristica di gruppi di interesse locali e nazionali, incuranti delle reali vocazioni e delle possibili valorizzazioni del territorio.

Il Coordinamento delle Associazioni ed i cittadini non intendono più sottostare al ricatto occupazionale, anche perché gli impianti eolici producono pochi posti di lavoro e per un periodo breve (qualche decina di unità per la durata della installazione 8-12 mesi) ma nel nostro caso mettono a rischio  più di 1.000 posti di lavoro solo fra i pescatori, senza contare l’indotto.

Sappiamo inoltre che, l’assemblaggio delle pale con i rotori sarà realizzato nel porto di Barletta o a Bari, perché il porto di Manfredonia non è stato valutato idoneo, dunque non sarà impiegata manodopera locale.

Diversamente,  come dice Renzo Piano in una recente intervista: “Si possono fare impianti diffusi, leggeri per produrre energia eolica, solare, geotermica in ogni angolo d’Italia. Con Rubbia studiamo da anni il problema. E vuole che un Paese in grado di produrre i motori della Ferrari e i più sofisticati robot medici del pianeta non riesca a inventare delle nuove soluzioni? Ho conosciuto ricercatori italiani che lo fanno già in California o in Gran Bretagna. Si potrebbero creare centinaia di posti di lavoro per i giovani, soprattutto al Sud. Altrettanti se ne potrebbero creare mettendo in sicurezza il paese, le città, i fiumi, le montagne.”

Invitiamo pertanto le forze politiche e istituzionali del territorio, a schierarsi a difesa della nostra terra, promuovendo  informazione e mobilitazione popolare, atte a sollecitare il Governo centrale, a sospendere tutte le autorizzazioni rilasciate in modo da consentire, alle forze sociali e politiche dei territori, di esprimersi in merito ai pareri vincolanti e di attivarsi nei confronti della Corte Europea.

Il Coordinamento delle Associazioni, nel rispetto delle diverse sensibilità che lo compongono, presterà attenzione a tutte le iniziative volte al coinvolgimento dei cittadini nelle scelte rilevanti per il futuro del proprio territorio e, in modo particolare, del mare ma non permetterà atteggiamenti emotivi e irrazionali in palese contrasto con lo spirito dell’ iniziativa stessa.

Il Coordinamento delle Associazioni, nell’attesa che le forze politiche e istituzionali, siano in grado di fornire risposte chiare ed esaustive, avvieranno iniziative di mobilitazione, con sit-in di piazza, già entro il mese di Novembre, al fine d’informare i cittadini su quanto si sta consumando nel nostro mare e sui nostri territori.

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