I Borghi dell’entroterra garganico

In origine era un’isola questo promontorio montuoso, che si distende per qualche decina di chilometri verso il mare Adriatico. All’interno dei suoi duemila chilometri una infinità di situazioni e attrazioni: ambientali, florofaunistiche, spirituali, storiche, architettoniche, enogastronomiche e naturalmente turistiche. Al turista non resta che assaporare i sapori, catturare i colori, sposare una natura ancora limpida e lontana dal chiasso e dalla modernità.

Cagnano Varano

Sorge a poca distanza dall’omonimo lago del Parco Nazionale del Gargano. L’origine del paese agricolo e dedito alla pesca si fa risalire intorno all’anno 1000 d.C., nelle vicinanze dell’antica città di Uria, colonia romana che sarebbe scomparsa in seguito alle piene del lago di Varano. Il borgo si stringe intorno al Palazzo Baronale e alla Chiesa parrocchiale di Santa Maria della Pietà. A circa due chilometri di distanza dal centro abitato è ubicato il Santuario rupestre noto come la Grotta di San Michele, dove la tradizione vuole che l’Arcangelo Celeste prima ancora che si recasse a Monte Sant’Angelo, apparve ad alcuni abitanti del luogo. La grotta, rimasta nella sua conformazione originaria, conta di un altare maggiore, la statua dell’Arcangelo, e due altari minori dedicati a San Raffaele e alla S.S. Annunziata. Nella “Pila di Santa Lucia”, ubicata nella zona più profonda della grotta, è inoltre possibile intingere la mano nell’acqua che la tradizione popolare ritiene curatrice delle malattie degli occhi. Di notevole richiamo turistico sono le torri difensive angioine risalenti al XIII secolo, a Nord-Est nei pressi della foce del lago, l’antico villaggio dei pescatori località Bagni e la chiesetta del S.S. Crocifisso di Varano, nei pressi della quale è visibile un crocifisso che emerge dalle acque.

Carpino

Fra il Lago di Varano e la Foresta Umbra, sorge su un colle panoramico questo caratteristico borgo che si è guadagnato il titolo di “Città dell’Olio” grazie al rinomato olio extravergine che si produce (soprattutto da cultivar Ogliarola garganica e, in minima parte Coratina o Leccino) negli estesi oliveti che lo circondano. I terreni calcarei e argillosi di Carpino sono perfetti per la coltivazione delle fave. E non a caso proprio qui, da sempre, si coltiva una delle varietà più apprezzate di tutta la Puglia. Il centro storico, la cui origine risale all’incirca all’anno 1000, è un rincorrersi di vicoli fra case addossate le une alle altre e scalinate, spesso fiancheggiate dai “mugnal”, balconi a ballatoio congegnati per accedere ai primi piani delle abitazioni ma anche come spazi all’aperto, dove soprattutto in passato, si intrecciavano cesti in vimini o ci si dedicava ad altri lavori artigianali, legati al legno, e soprattutto alla tessitura praticata su antichi telai. Pochi resti del Castello, di origine normanna, mentre diverse sono le chiese che punteggiano l’abitato, come la trecentesca Chiesa di San Cirillo, che oggi, se si esclude il preservato bel portale romanico, si presenta sotto forma barocca e la Chiesa Madre, nel cuore del quartiere più antico del paese, “La Terr”. Nella prima decade di Agosto il borgo si anima con il Carpino Folk Festival, importante kermesse di musica popolare e delle sue contaminazioni, dove si suona la tarantella del Gargano e vede impegnati musicisti di livello.

Ischitella

Al centro del cosiddetto “Distretto degli agrumi del Gargano”, Ischitella è arroccata su una collina da cui lo sguardo spazia fino alle isole Tremiti. Addentrandosi nel nucleo più antico (il quartiere Terra Vecchia), sorto intorno all’anno 1000, si incontrano il Palazzo Baronale (Palazzo Ventrella), settecentesco con un antico nucleo risalente al duecento, e la barocca Chiesa di Sant’Eustachio. Al cospetto della chiesa e del Convento di San Francesco, risalente al XVI secolo, l’albero che appare rovesciato, avendo al posto della chioma quello che sembrerebbe a tutti gli effetti il corpo delle radici, è soprannominato il “Cipresso di San Francesco”, perché leggenda vuole che sia miracolosamente germogliato dal bastone del poverello di Assisi che, di passaggio ad Ischitella, lo pianto in terra inginocchiandosi per pregare. A circa due chilometri dal borgo i ruderi dell’Abbazia benedettina di San Pietro in Cuppis, la cui esistenza era già documentata nel 1058, un luogo, pur nella sua decadenza, di grande fascino. Più a valle, sulle rive del lago di Varano, la chiesa della S.S. Annunziata e meglio nota come Chiesa del Crocifisso per via del trecentesco Crocifisso di Varano in essa conservato, venerato da secoli, almeno dal 1500, dagli abitanti di Ischitella e dai comuni limitrofi. Il 23 Aprile gli è dedicata una suggestiva processione. Nei pressi, è interessante la visita alla cavità carsica nota come Grotta degli Etruschi, con splendide stalattiti e stalagmiti, recentemente scoperta dagli speleologi sul Monte Civita su cui declivi sono stato trovate necropoli del V – IV secolo a.C. Ischitella è anche base di partenza di escursioni naturalistiche nel cuore più selvaggio del Gargano, come quella che conduce al bosco di Ischitella e Carpino.

Vico del Gargano

Centro collinare dal tessuto medioevale omogeneo, Vico del Gargano è circondato da agrumeti ed incastonato dal verde della Foresta Umbra e la costa, dalle cui splendide spiagge sabbiose (di San Menaio e della Calenella) dista pochi chilometri. Antica città fondata su insediamenti preistorici intorno al 900 (venne concessa da Ottone I come ricompensa alla popolazione slava degli schiavoni per aver liberato l’area dai saraceni). Il suo centro storico si sviluppa attorno a tre nuclei: il quartieri Civita, Terra e Casale. Un groviglio di gradinate e vicoletti si attorcigliano intorno a case a “pujedd”, a schiera, con il primo piano adibito ad abitazione ed il piano terra a stalla. I resti delle mura di cinta del Castello cittadino (un torrione cilindrico e qualche camera con volta a crociera ogivale incorporata nelle abitazioni circostanti) sono quanto rimane dell’epoca normanno – sveva coincidente con uno dei periodi di massima fioritura della città, insieme al settecento, secolo che ha costellato il borgo di palazzi e chiese. Fra queste, la Chiesa Matrice dedicata all’Assunta, che con la sua possente cupola si erge nel cuore del rione Civita, la Chiesa di San Marco, risalente al XIII secolo ma nei secoli rimaneggiata, e la Chiesa di San Giuseppe, che custodisce la statua lignea del Cristo morto portato in processione nel corteo del venerdì santo, accompagnato dai c.d. “Canti della passione di Vico” eseguiti dalle cinque confraternite della città. Curioso nelle forme il Palazzo della Bella, costruito nei primi del ‘900 ma ispirato ai caratteri architettonici di Palazzo Vecchi di Firenze. Nel borgo si trovano numerosi “trappeti”, antichi frantoi ipogei per la spremitura delle olive, alcuni dei quali restaurati e riconvertiti ad altri usi, come quelli in Via Casale, oggi enoteca. Nel Museo comunale Trappeto Maratea, anch’esso ricavato in un antico frantoio scavato nella roccia, è possibile ammirare una pressa in legno del 1317 e seguire le fasi del processo produttivo tradizionale, dalla trasformazione delle olive in pasta da spremere, alla conservazione dell’olio. Nel Museo, in un ambiente forse in origine tempio paleocristiano, sono anche esposti strumenti per l’olivicoltura ed altri lavori agricoli. Nell’Antiquarium civico sono esposti reperti rinvenuti da siti archeologici del territorio circostante, quali le Necropoli del Monte Tabor, (resti risalenti al VI e III secolo a.C.) e del Monte Pucci, che ha ridato alla luce ipogei paleocristiani ed oggetti databili al IV e VII secolo d.C. Sono esposti inoltre ceramiche, frecce, lance, fibule di corredi tombali, monili ed oggetti in ambra del periodo compreso fra il Paleolitico Inferiore e l’Età del Ferro e oggetti di epoca romana (III e IV secolo a.C). Appena fori dal paese, il Convento dei Cappuccini, su cui l’antistante piazzale troneggia un leccio secolare alto 17 metri e con un tronco con un diametro di 5, fu fondato nel 1556 ma rifatto dopo il terremoto del 1646: nella chiesa custodisce diverse opere d’arte, tra cui una tela cinquecentesca raffigurante la Madonna del Latte, un grande polittico seicentesco di Andrea Vaccaro e, nel chiostro, un affresco, pure del XVII secolo, raffigurante San Michele Arcangelo. Da Vico partono escursioni per le “Cattedrali verdi del Gargano”, fra cui la Riserva Naturale Statale “Sfilzi”, al margine della Foresta Umbra. Il 14 febbraio, cuore della settimana dei festeggiamenti, in onore del Santo patrono del borgo, San Valentino, gli innamorati del circondario si danno appuntamento a Vico, per rinnovare questa antica tradizione bevendo il “prodigioso succo di arancia”. La cittadina è inghirlandata a festa con migliaia di arene, limoni e foglie di alloro appese sulle facciate delle case, sui balconi, nelle piazze e nei vicoli. E’ proprio in uno di questi, detto il Vicolo del Bacio, largo solo 50 centimetri, la tradizione vuole che si ritrovino le coppie per promettersi amore eterno.

DETTAGLI TECNICI:

Tipologia di itinerario: Culturale 

TARIFFE INTERA GIORNATA:

DA 1 A 20 PERSONE: € 5,00

PER GRUPPI DA 21 A 50 PERSONE: € 3,00

BAMBINI UNDER 10 ANNI: GRATIS

N.B.: Per richieste di gruppi scolastici verranno effettuati dei preventivi personalizzati. 
Per pranzi con menu turistici presso ristoranti convenzionati oppure per altri servizi turistici (pernottamento, acquisto di prodotti tipici e souvenir, servizio taxi, ecc.) non esitate a contattarci.

 

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