Abbazie, Santuari e Chiese rupestri

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Questo cammino è immerso in un paesaggio naturale incontaminato dove spiritualità e natura si legano in maniera inscindibile e dove soprattutto è possibile godere il fascino di un paesaggio garganico assolato,calmo e meditativo che domina dall’alto dei monti le valli aspre e selvagge ed in lontananza il mare. Questa direttrice collega S. Leonardo di Siponto a Santa Maria di Pulsano e quindi a Monte Sant‘Angelo e da qui attraversando il cuore del promontorio garganico volge all’abbazia di Santo Stefano alla Sperlonga e a quella di Monte Sacro e Monte Delio, da qui all’abbazia di Santa Maria di Kàlena e di Santa Maria a mare delle Tremiti ed infine a quella pulsanese di santa Maria dell’isola di Miljet, sulla costa slava dell’Adriatico, nell’attuale Croazia Questo suggestivo ed antico cammino, punteggiato di abbazie e di grotte di eremiti e di tombe e di segni lasciati dai pellegrini e dai monaci, è un incantevole itinerario che attraverso sentieri, tratturi, boschi e masserie spalanca per ben 40 chilometri le porte della conoscenza e della contemplazione del ricco patrimonio naturalistico, storico ed ambientalistico, in un paesaggio unico e incontaminato, cuore del Parco Nazionale del Gargano.

Abbazia di San Leonardo in Lama Volara di Siponto

Non è nota la data esatta della fondazione dell’abbazia, ma si sa che nel 1127 era officiata dai canonici regolari di Sant’Agostino. Alla fine del secolo, all’abbazia era già affiliata ad altre dieci chiese della zona, alle quali se ne aggiunsero altre quattro durante la prima metà del Duecento, indice dell’importanza acquistata in breve tempo. Questo periodo, dunque la prima metà del Duecento, può considerarsi il periodo più florido per l’abbazia, dopodiché ha inizio un rapido e inesorabile declino, dato soprattutto dalla scarsità di risorse economiche. Nel 1261 l’abbazia passa ai frati dell’Ordine Teutonico, che ne fanno il centro della loro attività in Puglia, rimanendovi fino alla seconda metà del Quattrocento. Usciti di scena anche i teutonici la gestione della chiesa, ormai considerata Badia, viene assegnata in commendam ai cardinali delle diocesi locali. Nel 1527, durante l’assedio di Manfredonia, le truppe di Odet de Foix occupano il convento, ma non dovettero procurare troppi danni se già nel 1538 la chiesa risulta officiata. Nel Seicento la chiesa passa ai frati minori i quali, durante la loro gestione, operano alcune modifiche al convento. Nel 1763 viene costruita ciò che oggi è la parte ancora abitabile del convento. I francescani lasciano la chiesa all’inizio dell’Ottocento, portando con sé l’originale simulacro ligneo di san Leonardo del Duecento, la statua della Madonna e le reliquie del corpo di san Celestino Martire, che vengono trasferite alla chiesa di Santa Maria delle Grazie di Manfredonia. Il Re di Napoli Gioacchino Murat, con decreto del 21 gennaio 1809, sopprimendo l’ospedale di San Leonardo, ne assegnava le rendite all’ospedale di Foggia, con l’obbligo di ricevere a mantenere gli infermi della zona di San Leonardo. L’abbazia subisce una serie di danni durante la seconda guerra mondiale, riparati nell’immediato dopoguerra da don Silvestro Mastrobuoni, che riapre la chiesa al culto e ne diventa parroco. Attualmente funge ancora da sede della parrocchia di Siponto.

L’Abbazia di Santa Maria di Pulsano

E’ un complesso monastico situato a 9 km da Monte Sant’Angelo, nel Gargano (provincia di Foggia). I suoi eremi sono luogo del cuore FAI. L’abbazia è circondata da vari eremi i quali venivano utilizzati come abitazione. Spesso per accedere a questi, gli eremiti erano costretti ad utilizzare corde o scale. La chiesa abbaziale è stata riaperta al culto pubblico nel 1997 e vi è stata fondata la comunità monastica di Pulsano, di diritto diocesano, bi-rituale: latina e bizantina. Oggi, grazie anche al contributo e alla concreta collaborazione di numerosi cittadini, presenta una comunità attiva ed attenta alle esigenze spirituali del nostro tempo.

Abbazia di Santo Stefano alla Sperlonga di Mattinata

Su di un piccolo altipiano, al centro di due bellissime vallate con pareti quasi a strapiombo e ai piedi di una parete rocciosa quasi a perpendicolo, si ammirano i composti e solenni avanzi del convento pulsanese di Santo Stefano. La splendida località che lo ospita è chiamata Sperlonga. Sulla destra c’è la porta d’ingresso a forma rettangolare. Sull’architrave risulta la presenza di graffiti, al centro una croce pulsanese, al lato sinistro il sole e a quello destro la luna (che è appena percettibile). E’ proprio su questo ambiente che, all’esterno, sono visibili gli avanzi di un monumento. Esso doveva essere formato da tre gradinate con al centro una colonna quadrangolare; su di un lato vi era una statua rappresentante Santo Stefano, in posizione semicoricata e, all’apice della colonna, una croce. Dall’esame della statua si desume che debba trattarsi di Santo Stefano, re di Ungheria. Si accede alle fabbriche conventuali tramite un portale quattrocentesco di delicata fattura che, a tutto sesto, è inquadrato da una cornice a mezzo tondo di forma rettangolare; al centro dell’arco doveva esserci una iscrizione che, con molta probabilità, fu scalpellata nell’epoca murattina, mentre, al di sopra e al centro dell’inquadratura, vi è lo stemma dell’ultimo commendatario che fece decorare la chiesa con affreschi e con un magnifico altare in pietra di Monte S. Angelo, con colonne tortili, statue e bassorilievi di ottima fattura. Questi reperti furono custoditi in casa dell’Arciprete Azzarone ed utilizzati poi come ornamento interno ed esterno della Chiesa Parrocchiale di Mattinata . Le pietre dell’arcata di accesso presentano molti graffiti di simbolismi, date e figure di diavoli e diavolesse; in molti conci interni predomina il simbolismo della stella di David. Entrando, a sinistra vi è un arco a tutto sesto, in pietra da taglio, che immette in un ambiente utilizzato dal monaco portinaio per la panificazione poiché, sulla parete di fondo, insiste un forno di discrete dimensioni. Dall’arcata monumentale al piccolo chiostro interno si percorre un corridoio coperto da volta a botte. Il chiostro, a forma rettangolare, sulla destra presenta due arcate coperte a tutto sesto ed in pietra da taglio; sulla sinistra una grande arcata con volta a botte. Sulla parete di fronte si notano altre due arcate che, come quelle di destra, presentano sugli stipiti interni, avanzi di affreschi. Al centro dell’arco di sinistra si apre l’accesso al giardino che presenta un muro in malta e pietrame; su questo muro sono ricavate 24 nicchiette arcuate. Erano, forse, sepolture, cosa non nuova in ambienti monastici e chiesastici. Il lato nord-ovest del muro di cinta è dato dalla parete rocciosa della montagna. Su questo lato vi sono, verso nord, i ruderi di due torri di vedetta. All’angolo destro di fondo vi è una tomba; mentre sulla parete sinistra un’edicola rettangolare che presenta tracce di affreschi. Le pareti presentano varie feritoie. La porta d’accesso alle celle ed al piano superiore è in asse al portale principale: essa è a tutto sesto ed in pietra lavorata.

L’Abbazia S.S. Trinità in Monte Sacro

L’impianto originario del monastero Benedettino venne dotato di nuove strutture e di un raffinato impianto ornamentale. Il complesso abbaziale comprendeva fabbriche, magazzini, il battistero, il chiostro, la chiesa e il nartece. Diviso in tre vani quadrati da arcate a tutto sesto, sostenute da colonne con capitelli a foglie d’acanto, rosette e altri motivi floreali, il nartece è oggi l’ambiente meglio conservato. Una delle semicolonne addossate alla parete presenta un capitello raffigurante tre aquile ad ali spiegate, i cui artigli trattengono due serpenti dalle teste di drago con le fauci aperte nel tentativo di addentare delle colombe. Inoltre il nartece presenta ancora su una parete lacerti di affresco raffiguranti una Madonna con Bambino e due Santi benedettini. L’impostazione della arcate lascia presupporre che c’era una copertura con volta a crociera. Nel primo e nel secondo ambiente del nartece vi sono le porte d’accesso alla prima e alla navata centrale della Chiesa basilicale romanica. Sono ancora visibili basamenti delle tre navate della Chiesa, della torre campanaria, lembi della pavimentazione del chiostro, le arcate del refettorio e i muri perimetrali. L’Abbazia Monte Sacro si è classificata terza nel 6º Censimento 2012 I Luoghi del Cuore del Fondo Ambiente Italiano con il totale di 50.071 preferenze.

La chiesa di S. Maria di Monte D’Elio

E’ ubicata sull’omonimo rilievo del versante settentrionale della costa garganica che si protende verso il mare a separare i due laghi costieri di Lesina e di Varano. La chiesa di Santa Maria di Monte D’Elio o S. Maria di Devia sorge su un pianoro che guarda verso il mare e rappresentava la chiesa principale di Devia risalente all’XI secolo. Di stile romanico, anche se di caratteristiche diverse dai modelli di chiese romaniche pugliesi, presenta una pianta basilicale a tre navate ed altrettante absidi, senza transetto. La facciata segue il profilo delle navate: in alto vi è una piccola apertura circolare sovrastata da una croce incavata nello spessore del muro. La facciata è decorata da conci in pietra rossastra. Il campaniletto con copertura a vela è una aggiunta in epoca successiva. I prospetti laterali presentano delle monofore e delle aperture circolari strombate. Le absidi sono coronate da archetti ciechi. La chiesa di Santa Maria di Monte D’Elio o S. Maria di Devia, legata all’abbazia benedettina di Tremiti con cui condivise periodi di splendore e di crisi, è stata custodita da eremiti fino al 1770 e poi abbandonata. Da allora fu adibita per usi agricoli a guisa di deposito o ricovero per animali, e poi definitivamente abbandonata. L’edificio è stato restaurato nel decennio 1970 e nell’interno è tornato alla luce un grandioso ciclo di affreschi di tradizione bizantina, risalenti al XIII e XIV secolo. Le pareti interne della chiesa comprese le absidi sono completamente affrescate. Gli affreschi hanno conservato intatta la brillantezza dei colori, pur essendo rimasti per lunghi anni esposti alle intemperie prima del restauro.

Abbazia di Santa Maria di Kàlena di Peschici

L’abbazia di Santa Maria di Kàlena, sita in agro di Peschici, è da annoverare fra le più antiche d’Italia. Sarebbe stata eretta nell’872. Probabilmente vi fu una prima presenza di monaci basiliani. Un edificio sacro esisteva nel XI secolo, come testimonia un atto di donazione del 1023: il vescovo di Siponto donò l’ecclesia deserta in loco qui vocatur Kàlena, cuius vocabulum est sancta Maria’ all’abbazia di Tremiti, fornendo tutte le necessarie pertinenze: un orto, una vigna, dei terreni da coltivare che permettessero ai monaci benedettini di poter vivere senza problemi, trasferendosi in terraferma.

Abbazia di Santa Maria al Mare delle Isole Tremiti

Dall’aspetto imponente e maestoso l’Abbazia di “Santa Maria a Mare” fu costruita nel 1045 d.C. dai Benedettini. In seguito su commissione dei Canonici Lateranensi furono modificati la facciata ed il portale, con motivi decorativi di influsso rinascimentale. Sul portale si sviluppano rilievi molto delicati, raffiguranti la vergine Maria con santi e cherubini. L’interno della Chiesa conserva, pressoché intatto, l’impianto originale, a pianta rettangolare con 3 navate con un doppio deambulatorio. Numerose sono le opere di interesse da poter ammirare all’interno, tra cui citiamo per importanza la Croce Lignea, dalla forma particolare, tipico della iconografia greco – bizantina; la statua lignea “S. Maria a Mare”, che rappresenta la Vergine con il bambino ed i cui volti sono abbronzati e ciò rivelerebbe ancora influssi di tipo bizantino; il Polittico ligneo, sull’altare maggiore, un vero capolavoro d’intaglio laminato in oro; il Pavimento a Mosaico, certamente l’opera più importante della Chiesa, che, dopo i vari restauri, oggi è possibile ammirare sulla navata centrale. Di notevole rilevanza sono anche i Chiostri del Monastero al cui centro vi è il pozzo che serviva il vicino refettorio dei monaci. Il pozzo che si erge solitario quasi al centro del chiostro attinge l’acqua da una grande cisterna di raccolta sotterranea. Presente per dare acqua al vicino refettorio dei monaci, la sua presenza è testimoniata sin dal XVI secolo dal lateranense Cocarella; fu poi rifatto in età borbonica, in occasione della ristrutturazione del chiostro, come sembra testimoniare la data del 1793 scolpita sulla trabeazione, costituita da un blocco in pietra decorata da un fregio di ghirlanda che circonda la diomedea, il leggendario uccello di mare, molto raro, tipico delle Isole Tremiti. La diomedea porta in bocca un ramoscello che potrebbe sembrare di ulivo, ma una nuova interpretazione porterebbe a considerarlo di mirto. Ciò farebbe combaciare la circostanza che nell’antichità il mirto era sacro a Venere, che secondo la leggenda trasformò i compagni dell’eroe greco Diomede in uccelli (le Diomedee) perché potessero vegliare per sempre sulle spoglie del loro condottiero. Il mirto all’epoca dei monaci cresceva spontaneamente sull’isola e veniva utilizzata per preparare infusi e bevande.

 

DETTAGLI TECNICI:

Tipologia di itinerario: Culturale, Religioso

TARIFFE INTERA GIORNATA:

DA 1 A 20 PERSONE: € 10,00 a persona

PER GRUPPI FINO A 50 PERSONE: € 5,00 a persona

BAMBINI UNDER 10 ANNI: GRATIS

Il prezzo comprende: Guida e Accompagnamento turistico di intera giornata (escluso il trasporto).

N.B.: Per richieste di gruppi scolastici verranno effettuati dei preventivi personalizzati.

Per pranzi con menu turistici presso ristoranti convenzionati oppure per altri servizi turistici (pernottamento, acquisto di prodotti tipici e souvenir, servizio taxi, ecc.) non esitate a contattarci.

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