Siponto e la foce del fiume Candelaro

La pineta costiera di Siponto

La lussureggiante pineta si estende da Siponto per più di due chilometri alla foce del Candelaro, di circa 25 ettari che fa da straordinaria cornice all’arenile affacciato sul mare del golfo di Manfredonia.

Ipogei di Siponto

Fuori dalle mura di cinta, sorsero in età tardo antica complessi funerari ipogeici, come quelli di Capparelli, Minonno, Santa Maria Regina e Scoppa. Sotto la Chiesa di Santa Maria Regina, sono visitabili due Ipogei; non lontano, nell’area della pineta, sono visibili altri due che furono trovati e sistemati durante la bonifica sipontina degli anni ’30. Una certa caratterizzazione del Cristianesimo a Siponto, dal V Secolo in poi, si può intravvedere nel programma di rigenerazione spirituale di cui si fa promotore il Vescovo Lorenzo, detto il Majorano.

Nell’area della pineta, sono visibili due ipogei Scoppa 1 e 2 che furono trovati e sistemati durante la bonifica Sipontina degli anni’30.

L’Ipogeo Scoppa 1: venne alla luce durante i lavori effettuati dal Consorzio di Bonifica di Capitanata. Secondo la tradizione sarebbe ciò che resta di una chiesa paleocristiana del V sec. attribuita a Lorenzo Majorano che la costruì nel luogo dove egli approdò venendo dall’oriente, dedicandola ai Protomartiri Stefano e Agata. Resti di mosaico policromo, tipico del V-VI sec.  confermerebbero questa ipotesi.

L’Ipogeo Scoppa 2: è preceduto da un corridoio che conduce ad un ambiente con due arcosoli (nicchie incassate nella parete, sormontate da un arco, che contengono una tomba, tipiche delle catacombe paleocristiane) e venti loculi complessivi, distrutti per l’utilizzazione dell’ambiente come cisterna.

L’Ipogeo Santa Maria Regina: Scavato nel banco tufaceo, questo ipogeo presenta sull’architrave d’ingresso l’incisione di una croce greca; attraverso un piccolo vestibolo si giunge in un vano quadrangolare che fu utilizzato come luogo di sepoltura. 

Il complesso cimiteriale di Capparelli costituisce un vero e proprio suburbio nella parte sudoccidentale della città tardo-antica e altomedievale di Siponto. L’area funeraria sfrutta in modo intensivo e con grande perizia la gibbosità posta ad ovest dell’antico impianto romano, venendone condizionata dal decumano e da un suo diverticolo, nonché dalla presenza di acqua sorgiva, che affiora ancora nell’ipogeo 4, l’unico ambulacro visitabile non oggetto di cavaggio, e che consente per questa circostanza di osservarne le dimensioni originarie. Note nell’antichità come le grotte di Siponto, presero poi il nome della omonima masseria di Capparelli, le cui stalle hanno inglobato i sottostanti ambulacri. Gli ipogei cristiani vengono, forse dopo il XIII secolo, utilizzati come cave di un tufo giallastro simile alla pozzolana, che divenne il materiale da costruzione più utilizzato a Manfredonia. I due grandi piazzali, comunicanti tra loro, hanno verosimilmente distrutto gli originari accessi scavati nella collina. Gli spazi ampliati con tagli della calcarenite mettono in luce solo ambulacri e arcosoli quali relitti di ipogei oramai solo ipotizzabili oppure non più ricostruibili. In assenza di importanti elementi datanti, è l’elemento topografico a costituire la base certa per la ricostruzione delle fasi di utilizzo e sembrano indicare nel V e VI secolo d.C. il periodo di sfruttamento più intensivo dell’area. Un viaggio indietro nel tempo ci porterebbe in una “necropoli”, di tipo misto, cioè con tombe sub­divo, indicate da segnacoli, cippi, iscrizioni; grandi arche e sarcofagi monumentali per i personaggi di spicco o addirittura edicole funerarie, “pergulae”, trichliae, calubae”, per i riti di commemorazione; cancelli, perimetrazioni con bordure dell’ “hortus o agellus” cimiteriale, portici, altari e arcosoli scavati sulle pareti più in vista; tombe più lussuose, coperte da “tegurium o ciborium” (baldacchino), celle, cubicoli ed ambulacri, occupati fittamente da pilae di loculi, chiusi da tegoloni di argilla sovente con iscrizioni sovradipinte, graffiti o addirittura piccoli oggetti di riconoscimento infissi nella calce, forse in qualche tratto coperti da affreschi, e ovunque riverberi di fiaccole e lucerne. Della decorazione, verosimile, ad affresco, ottenuta con rapide pennellate, graffiti, stampi di argilla, iscrizioni più accurate (in analogia ad es. con qualche tratto delle catacombe di Canosa o Venosa, in ambito daunio­ lucano) nulla è sopravvissuto, ad eccezione di qualche croce greca, di resti di lucerne e ceramiche, di frammenti scolpiti (Ipogei “Scoppa” a Siponto­ villaggio). L’uso della necropoli di Capparelli cessò probabilmente intorno al X-XI sec. come attestato in altri casi analoghi, per molteplici ragioni, tra cui la principale, la traslazione all’interno della città delle reliquie del corpo santo deposte in origine nel cimitero fuori le mura, dove costituivano il fulcro d’attrazione delle sepolture, che si affollavano infatti intorno al “martyrium” o “ad sanctum”. Probabilmente a partire dal XIII secolo, in occasione della fondazione di Manfredonia, il complesso cimiteriale di Capparelli fu adoperato come principale cava di tufi per costruzione.

La foce del Candelaro

Il Candelaro è un fiume del foggiano, che nasce tra le montagne del comune di San Paolo di Civitate e sfocia nella riviera sud di Manfredonia, dalla lunghezza di 70 km utilizzato attualmente per l’irrigazione dei campi. Si presuppone che il fiume Candelaro sia stato l’artefice dell’unificazione geologica del Gargano alla penisola. Infatti, molto probabilmente, il Gargano fu unito dai detriti trasportati dal Candelaro; sulla base di questa teoria si potrebbe quindi affermare che il Gargano fosse un’isola dell’attuale Mar Adriatico fino a quando non si è unito alla penisola italica. I suoi affluenti sono: il canale Radiosa, il torrente Triolo, il torrente Salsola e il Celone.

La portata d’acqua del Candelaro è diminuita sensibilmente per scopi agricoli e per altre motivazioni naturali. Attraversa i comuni di San Paolo di Civitate, San Severo, Rignano Garganico, San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo e Manfredonia.

Dettagli tecnici:

Estensione: circa 25 ha.

Lunghezza: circa 2 Km.

Altitudine: 0 metri s.l.m.

Vegetazione: Pini marittimi, ulivi, rosmarino e macchia mediterranea

Itinerario: Naturalistico, Archeologico, Paesaggistico

Periodo: tutto l’anno

Grado di difficoltà: T (turistico)

Equipaggiamento: Scarpe da trekking, scorta d’acqua, cappello, abbigliamento a strati idoneo alla stagione in corso, binocolo e macchina fotografica.

Prezzo: 4 euro a persona (minimo 10 partecipanti)

Il prezzo comprende: Accompagnamento, guida e supporto logistico.

Il prezzo non comprende: Trasporto, assicurazione RCT. 

*Sconti per gruppi superiori a 20 partecipanti

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