Faragola – Area archeologica di Ascoli Satriano

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La villa di Faragola è una villa romana tardo antica ubicata nel territorio comunale di Ascoli Satriano in provincia di Foggia. La villa, utilizzata tra il IV e il VI secolo d.C. occupa un’area di 1550 m² su un altopiano presso il fiume Carapelle, distante 9 km dall’antica Herdonia (oggi Ordona) e 5 km dall’antica Ausculum (Ascoli Satriano), lungo il percorso della via Aurelia Aeclanensis (che collegava Herdonia ed Aeclanum, mettendo in comunicazione la via Appia e la via Traiana).

La villa, forse appartenente alla famiglia senatoria degli Scipioni Orfiti, era sorta sui resti di un insediamento dauno del IV-III secolo a.C. e di una fattoria di epoca romana (I-III secolo d.C.). Il sito venne quindi occupato da un villaggio altomedievale (VII-VIII secolo). L’area, oggetto di scavi archeologici sistematici a partire dal 2003, nel 2009 è stata parzialmente aperta al pubblico (parco archeologico di Faragola).

I ritrovamenti finora conseguiti sono di grande interesse: in località Faragola è stato, infatti, ritrovato un esteso ed articolato insediamento rurale di età romana e tardoantica, che si segnala per le notevoli manifestazioni di lusso. Sono stati parzialmente portati alla luce alcuni ambienti residenziali di una ricca villa, di cui è stata finora documentata soprattutto la fase tardoantica (IV-VI secolo d.C.), ed in particolare un grande vano, identificabile verosimilmente con una cenatio estiva, dotato di una fontana decorata da un rilievo databile alla prima età imperiale con la raffigurazione di un personaggio femminile danzante, di un serpente e di un pavimento in lastre di marmo, tutte di reimpiego, arricchito dall’inserzione di lussuosi tappeti in opus sectile realizzati con lastrine di vari marmi colorati e di pasta vitrea.

A pochi metri da questa lussuosa sala da pranzo sono stati individuati altri vani del settore residenziale, pavimentati con pregevoli mosaici policromi a decorazione geometrica.

La villa risulta dotata anche di un settore artigianale: è stata, infatti, scoperta anche una fornace per la cottura di laterizi, parte di un più ampio gruppo di strutture produttive. Si tratta di un ritrovamento di grande importanza per la conoscenza dell’organizzazione delle campagne non solo nel territorio di Ausculum ma dell’intera Puglia: infatti, pur essendo note numerose altre ville romane e tardoantiche nel territorio daunio, quella di Faragola si presenta come una delle più lussuose manifestazioni di questo tipo di edificio rurale finora note in Italia meridionale, ad ulteriore dimostrazione della vitalità dell’economia agraria dell’Apulia in età tardoantica.

Ponte e Fontane romane

Il ponte costituito a tre arcate, a schiena d’asino, perfettamente conservato, sovrastante il fiume Carapelle e a quattro chilometri da Ascoli, sulla S.P. per Foggia.

Le fontane situate in località Valle Castagna sono un’imponente complesso di ingegneria idraulica, costruita dal magistrato Fundanio Prisco, costituito da tre cisterne sotto altrettante arcate e quattro vasche. 

La domus dei mosaici di Piazza S. Francesco

Domus nell’area dell’abitato romano di Ausculum, sulla collina di S. Potito. Si conservano l’ampio atrio, il triclinio ed un ambiente di servizio, tutti con pavimento a mosaico ed in signino.

Pregevole l’emblema dell’atrio con un motivo a squame circolari e girali fuoriuscenti da calici angolari. L’atrio con la copertura displuviata propone uno dei modelli di casa di più rara attestazione in età romana. Prima metà I sec. d.C..

Polo Museale – Musei Civico e Diocesano

Lo straordinario complesso di marmi policromi esposto nel Museo Civico – diocesano di Ascoli Satriano è costituito da un sostegno per mensa (trapezophoros) con due grifi che azzannano un cervo, da un bacino rituale (podanipter), al cui interno è raffigurata la scena del trasporto delle armi che Efesto ha forgiato per Achille su richiesta della madre Teti, da una coppia di mensole, da un grande cratere marmoreo con tracce di policromia e decorazione in oro, due oinochai e quattro epichyseis, cioè vasi da mensa per versare, ed una loutrophoros, di uso funerario.

L’eccezionalità di questi manufatti è dovuta alla vivace decorazione policroma, l’alta qualità del marmo, scavato in galleria nell’isola di Paro che i Greci riservavano ai capolavori della scultura e della decorazione pittorica.

Il “TRAPEZOPHOROS” con GRIFONI e CERVA (325 – 300 a.C.) è parte integrante del corredo funerario di una tomba macedone, unico esempio di gruppo marmoreo, la cui qualità e decorazione pittorica sono state risparmiate dal tempo e dalle odissee che l’hanno caratterizzato in tutti questi secoli. La straordinaria scultura, che rappresenta il sostegno di una tavola rituale, è alta 95 cm. e lunga 148 cm., costituita da una coppia di “GRIFI” con il corpo di leone e la testa di drago con cresta sul capo di un colore rosso porpora ed ali azzurre spiegate verso l’alto in azione di caccia mentre bloccano a terra con gli artigli una cerva che emerge col muso, distesa per terra con le zampe anteriori piegate e quelle posteriori del tutto stese.

A questi oggetti di età daunia si aggiunge una pregevole statua raffigurante Apollo di età romana (II d.C.), anch’essa trafugata da una villa romana del territorio di Ascoli Satriano.

Parco Archeologico dei Dauni

Già abitata nel neolitico inferiore, come attesta un tratto di fossato individuato sul versante sud ovest (non visibile), l’altura del Serpente fu un luogo di riferimento per le comunità dell’insediamento preromano di Ausculum.

Adibita a necropoli fra il VI e il IV secolo a.C., la collina fu interessata, nel V secolo, dalla costruzione di un grande edificio per le riunioni pubbliche e religiose delle comunità locali. Lo stesso fu ricostruito agli inizi del IV secolo a.C. contemporaneamente alla risistemazione di tutto l’impianto insediativo con la costruzione sul versante ovest di case regolari e orientate, con le relative tombe.

L’altura, abbandonata alla fine del IV- inizi del III secolo, continuò ad essere utilizzata per le sepolture degli aristocratici locali per tutto il II secolo a.C.

Recente è il ritrovamento in un’area esterna all’ingresso del parco di una necropoli di età imperiale disposta lungo la strada che conduceva in Lucania. Nel corso degli scavi per la demolizione di vecchie case, l’8 marzo 2002, è venuto alla luce un ampio insediamento di epoca romana.

Un dromos introduce in una tomba a camera, scavata nel banco naturale che custodiva i resti di una donna romana (databile al II secolo a.C.) appartenente a un alto ceto sociale, ricco di corredo funebre che l’accompagnava nell’aldilà.

E’ presente un Mausoleo, anch’esso di epoca imperiale, attribuito a una famiglia di alto rango. La sua datazione si rifà al ritrovamento di una moneta bronzea che reca scritta su una delle facce “Divus Augustus Pater”. Se dunque la moneta è di epoca augustea, il mausoleo risalirebbe a un arco temporale compreso tra il 27 a.C. e il 14 d.C.

Gli scavi hanno riportato alla luce due tombe anch’esse probabilmente di patrizi ed un’altra integra detta alla cappuccina. Alla loro scoperta vanno aggiunte quelle di una strada romana, con acciottolato orientata verso Canosa, e di alcuni blocchi murari che, con molta probabilità, circoscrivevano l’antica città dauna.

Il Santuario

L’edificio sorge all’interno di una più vasta area sacra alla quale saliva una strada, anch’essa a tratti acciottolata, dal versante nord-est dell’altura che costeggiava piccoli sacelli.

Fu edificato in un’area nella quale nei secoli VI – V a.C. vi era una necropoli con tombe a fossa e lastrone di copertura.

Dopo una prima fase costruttiva in età tardoarcaica (V a.C.) l’edificio conobbe rifacimenti agli inizi del IV, prima dell’abbandono del complesso avvenuto alla fine del IV – inizi del III secolo a.C.

Ha pianta rettangolare ed è composto da un ambiente rettangolare e da un vestibolo. Orientato ad est è preceduto sulla fronte da un’ampia pavimentazione, una piazza, a ciottoli fluviali con il disegno geometrico, omogenei per misura e tonalità per ottenere effetti di policromia.

L’edificio fungeva da luogo di aggregazione per le comunità locali e certa è la sua valenza religiosa per le cerimonie connesse al culto dei morti che si svolgevano sul pavimento a ciottoli laterale, sul quale, al di sotto di uno strato di tegole, si sono rinvenuti pissidi e piatti a figure rosse (pittore di Armidale), coppe e piatti a vernice nera ed una grande coppa su piede a decorazione geometrico vegetale, segni dell’ultima cerimonia svoltasi prima dell’abbandono del santuario.

L’ipotesi, già formulata dopo i primi scavi, è ora confermata dai resti di fosse sacrificali e dai sacelli rinvenuti non lontano dal santuario, alcuni di questi disposti lungo strade acciottolate.

A partire dalla prima metà del IV secolo a.C. il settore ovest della collina venne occupato da abitazioni probabilmente appartenenti a nuclei familiari di alto livello sociale e che, verso la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C., furono abbandonate.

Una abitazione era composta da ambienti dei quali si sono conservate le fondazioni e numerosi mucchi di ciottoli e frammenti laterizi, destinati a reggere pali lignei di sostegno alle coperture in tegole e coppi. A nord ovest della casa è stata individuata la necropoli con tombe a fossa e a grotticella, le quali erano di solito monosome con lo scheletro in posizione rannicchiata, il corredo costituito da vasellame ceramico, oggetti di ornamento e armi.

Una seconda casa presenta un’articolazione planimetrica meglio conservata della precedente, con cortile centrale e portico sul fondo, uno stretto ambiente magazzino sul lato nord e vani residenziali a sud, uno dei quali provvisto di una pavimentazione in tegole in buono stato di conservazione.

Il ritrovamento in uno degli ambienti meridionali di una grande olla con decorazione geometrico – vegetale, alla quale è possibile attribuire un uso legato al consumo del vino, ha fatto identificare questo vano con l’androne, la stanza dei banchetti.

Tomba della Principessa

La tomba a grotticella aveva il corridoio d’accesso con tre gradini e la cella intonacata con chiodi di ferro alle pareti per la sospensione di ghirlande.

All’interno si conservano scarsi i resti dello scheletro, rannicchiato, e il corredo composto da ceramica acroma (unguentari e brocche), un reticellum e una corona in foglie d’oro, uno stiletto e una pisside d’argento, tre alabastri, un flauto e un pettine di osso.

Numeroso il materiale in bronzo, in particolare una pisside, un askos, un bacile, due strigili di ferro. Importante la presenza di una coppia di anfore, una vinaria da Rodi, l’altra olearia da Brindisi (metà II secolo a.C.. Materiali al Museo Civico, Foggia).

Tomba delle coppe di vetro

Esterna all’area del parco, la tomba fu rinvenuta nel 1987. A grotticella conservava l’inumato in posizione supina e il corredo costituito da due pregevoli coppe di vetro d’importazione da un centro del Mediterraneo (Alessandria), una coppia di strigili di ferro con  l’anello di bronzo per la loro sospensione, tre nuclei di sostanza cosmetica di colore rosso,  uno strumento di osso e, così come nella tomba della principessa, due anfore da trasporto, una di Brindisi e l’altra di Rodi, entrambe bollate (metà II secolo a.C.).

Alla frequentazione nel IV secolo a.C. va attribuita una tomba a fossa, con la quale sono in relazione i resti di mosaico a ciottoli, con il corredo composto da ceramica geometrica daunia e a vernice nera e da un cinturone bronzeo che connota la sepoltura come pertinente ad un personaggio maschile. In epoca successiva venne realizzata una tomba a grotticella con corridoio di accesso distruggendo il precedente mosaico a ciottoli.

Sono state rinvenute tracce dell’intonaco che decorava il corridoio di accesso e resti in argilla cruda pertinenti ai blocchi di chiusura. All’interno della grotticella sono state individuate tre sepolture delle quali la più antica in posizione rannicchiata.

Del ricco corredo relativo alla prima sepoltura, databile alla prima metà del III secolo a.C., si segnalano due askoi listati, strigili e foglie d’oro appartenenti ad una corona.

Nel corso del Il secolo a.C. la tomba venne riaperta per seppellire due inumati in posizione supina e deporre nuovi corredi.

Vennero anche spostati alcuni oggetti del corredo precedente come, ad esempio, una delle foglie d’oro tolta alla corona della sepoltura più antica e posta sul petto di una delle deposizioni più recenti.

Tra i materiali dei corredi, oltre due anfore, sono stati portati alla luce alcuni nuclei di sostanze cosmetiche e resti di un pettine in osso che connotano come femminile almeno uno dei due inumati deposti nel Il secolo a.C.

VISITE:

Itinerario: Storico – Culturale – Archeologico

Durata: intera giornata

Periodo: tutto l’anno

Grado di difficoltà: T (Turistico)

Equipaggiamento: Scarpe comode, scorta d’acqua, cappello, abbigliamento a strati idoneo alla stagione in corso, macchina fotografica.

Per effettuare una visita guidata presso l’area archeologica di Faragola unitamente alle altre attrazioni culturali del sito è necessaria una prenotazione ed è previsto un ingresso a pagamento.

Prezzo: 10 euro a persona (minimo 10 partecipanti) 

Il prezzo comprende: Accompagnamento, guida, ingresso al polo museale e supporto logistico.

Il prezzo non comprende: Trasporto, assicurazione RCT. 

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