Le città di frontiera: CASTEL FIORENTINO – DRAGONARA

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Un’escursione diversa dal solito, tra i campi del Tavoliere e i colli circostanti, per andare alla scoperta di un periodo florido per l’Alto Tavoliere; infatti questi luoghi, se oggi sono i resti di antiche fortificazioni, mille anni fa erano al centro della storia.

Castel Fiorentino nacque poco dopo l’anno mille dalla volontà degli imperatori bizantini di fortificare i loro possedimenti nell’Italia Meridionale, minacciata dai Longobardi a nord e dagli Arabi a sud. A tale scopo furono delegati i catalani, ufficiali dell’imperatore che governavano i suoi territori del Sud Italia (da cui prende nome la Capitanata); essi estesero i possedimenti bizantini fino al fiume Fortore e costruirono numerose città-roccaforti come Troia, Dragonara, Devia, Civitate, Montecorvino, Tertiveri e, appunto, Castel Fiorentino, ripopolando allo stesso tempo tutto il Tavoliere.

Tutte queste “città di frontiera”, tranne Troia, sono state poi abbandonate nel tardo Medioevo.

Fiorentino era dotata di costruzioni imponenti, di un castello normanno, poi dimora di Federico II, oltre a ben dodici chiese, tra cui la cattedrale dedicata al santo a cui i Longobardi erano più devoti, San Michele. Infatti, anche se combattevano contro di loro, i Bizantini si servirono soprattutto di famiglie longobarde per popolare le loro città di frontiera del Tavoliere.

Con l’avvento dei Normanni, oltre al castello, Fiorentino conobbe una discreta estensione urbanistica con la nascita di un sobborgo ad est dell’abitato, già saturo per via delle tante e strette strade che partivano dalla via principale, come è stato ricostruito dagli archeologi.

Castel Fiorentino è entrata nella leggenda come il luogo in cui nel 1250 trovò la morte Federico II di Svevia. Egli, dopo una battuta di caccia, fu colto da un attacco di dissenteria che non gli permise di rientrare nella sua reggia a Foggia. Così si decise di ricoverarlo a Fiorentino, la città più vicina, in cui poco dopo si spense, a 56 anni: si verificò dunque quanto gli fu vaticinato dal suo astrologo, cioè che sarebbe morto in un luogo il cui nome è formato dalla parola “fiore”. Per questo motivo Federico II si tenne sempre lontano da Firenze, ma mai avrebbe immaginato di trovarsi in un altro luogo il cui nome derivasse da “fiore” come Fiorentino, ironia della sorte, nella sua Capitanata. In ogni caso, dopo la sua morte, iniziò la decadenza di Castel Fiorentino: essendo rimasta fedele agli Svevi, fu attaccata e distrutta da papa Alessandro IV, poi parzialmente ricostruita dagli Angioini ma gradualmente spogliata di tutto, fino alla rovina.

Tra gli elementi asportati vi è una grande lastra di marmo, portata nell’altare maggiore della cattedrale di Lucera, che si dice fosse stata la mensa di Federico II.

Gli abitanti di Fiorentino non ebbero altra possibilità che trasferirsi: si andranno quasi tutti a rifugiare nel vicino casale di Terra Maggiore, l’odierna Torremaggiore.

Dragonara: attualmente adibito ad uso agricolo, il castello di Dragonara è ciò che resta di un’antica città di frontiera, strategicamente ben posizionata, costruita come le altre dai Bizantini all’inizio dell’XI secolo.

Dragonara fu a suo tempo un’importante diocesi, i cui vescovi svolsero ruoli importanti, ed ebbe sotto la sua giurisdizione molti paesi, tra cui le isole Tremiti con la potente abbazia di Santa Maria.

Nel XII secolo passò ai Normanni, nel XIII agli Svevi, dopodiché fu distrutta dalle truppe di Alessandro IV nella sua campagna contro gli Svevi che coinvolse anche le altre città della zona a loro rimaste fedeli.

Dopo essere stata ricostruita dagli Angioini, passò agli Aragonesi seguendo i corsi storici del resto del Mezzogiorno; a comandare la città da quel momento fu l’influente famiglia Di Sangro, Grande di Spagna e proprietaria di estesissimi feudi in Puglia.

Ma Dragonara era già in decadenza: nel XVI secolo la città veniva abbandonata dagli abitanti, che si trasferivano nella vicina Torremaggiore, mentre nel 1580 la diocesi viene trasferita a San Severo e i suoi territori sono accorpati ad essa; oggi però Dragonara sopravvive anche come diocesi, perché dal 1968 è stata ripristinata come sede vescovile titolare, cioè un titolo nominale a cui non corrisponde una sede residenziale o compiti pastorali.

Dettagli tecnici:

Lunghezza percorso: 10,1 km

Durata: mezza giornata

Itinerario: Storico – Culturale – Archeologico

Periodo: Tutto l’anno

Grado di difficoltà: E (Escursionistico)

Equipaggiamento: Scarpe comode, scorta d’acqua, pantaloni lunghi, cappello, abbigliamento a strati idoneo alla stagione in corso, binocolo e macchina fotografica.

Prezzo: 5 euro a persona (minimo 10 partecipanti) Il prezzo comprende: Accompagnamento, guida e supporto logistico. Il prezzo non comprende: Trasporto, assicurazione RCT.

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