San Severo e dintorni

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San Severo secondo la leggenda rinascimentale, fu fondata dall’eroe greco Diomede col nome di Castrum Drionis (Casteldrione), e sarebbe rimasta pagana fino al 536, quando san Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto, avrebbe imposto all’abitato il nome di un fantomatico governatore Severo, da lui convertito al Cristianesimo.

A partire dal XVI secolo, la città crebbe di importanza tanto da diventare capoluogo di Capitanata e Molise, e sede vescovile (trasferita da Civitate), nonché per molto tempo città più popolosa della Daunia, il che ne favorì un grande sviluppo. Grazie alla sua autonomia e vitalità, nel Cinquecento San Severo divenne uno dei maggiori centri del Mezzogiorno, oltre che città d’arte, onorata come città regia da Carlo V, che vi istituì il Consiglio dei Quaranta, espressione di potenza delle famiglie nobili della città. 

Anche se nella zona sono stati trovati reperti neolitici, più probabilmente il primo agglomerato cittadino si formò intorno all’anno mille lungo la Via Sacra Longobardorum, diramazione della Via Francigena che portava verso Monte Sant’Angelo.

Qui sorse una chiesa dedicata a San Severino, da cui la denominazione “Castellum Sancti Severini”. La posizione strategica per i commerci le diede una notevole importanza, e qui abitavano mercanti di tutte le nazionalità.

Nel 1230 la città si ribellò a Federico II, il quale ne abbatté le mura e la cedette ai Templari.

Dopo la soppressione dell’ordine Templare quasi un secolo dopo, la città fu fortificata con nuove mura e fu donata dal re Angioino al conte di Vico, il quale non riuscì a prendere possesso della città per l’ostilità degli abitanti; così San Severo fu dichiarata città regia e divenne capoluogo di Capitanata. Nel 1627 la città fu distrutta da un violento terremoto di scala 6,7 Richter, che provocò anche tsunami sulle coste garganiche e che aveva come epicentro proprio San Severo.

La ricostruzione fu frenata dalle epidemie di peste, ma nel ‘700 la città rifiorì con una fisionomia barocca che conserva ancora oggi, e che ci tramanda sia la maestria degli artisti che la voglia dei nobili locali e del clero di ostentare potenza ed eleganza.

San Severo fu sempre centro di ferventi idee: dapprima roccaforte della Carboneria, tanto che Guglielmo Pepe voleva far scoppiare qui i moti del 1820, poi prima città di Capitanata a proclamarsi parte del Regno d’Italia, donatrice di numerosi volontari garibaldini e di importanti parlamentari, come Luigi Zappetta e Francesco de Sanctis.

Edifici che hanno simboleggiato l’importanza della città sono la stazione ferroviaria (1861) e il teatro Real Borbone (1819), primo in Capitanata del suo genere e tra i primi del Mezzogiorno, oltre ai palazzi e alle chiese del centro storico che hanno contribuito al riconoscimento, ottenuto nel 2006, quale “città d’arte”.

Tra questi, il santuario della Madonna del Soccorso, la cattedrale di S. Maria Assunta e le tre chiese di S. Severino, S. Lorenzo delle Benedettine e S. Maria della Pietà, monumenti nazionali italiani.

La Chiesa di S. Severino è il più antico edificio sacro di San Severo, attestato già nel 1059, intorno al quale si sviluppò l’abitato. In età rinascimentale si arricchì di altari e di opere pittoriche, e la ristrutturazione post-terremoto le donò forme e decorazioni barocche.

La chiesa di S. Lorenzo, annessa al monastero benedettino, fu terminata nel XVIII secolo. Dotata di eleganti decorazioni, dipinti e altari, ha una facciata in stile rococò in marmo bianco di Apricena ed è uno dei massimi esempi di chiesa barocca a pianta centrale nel Sud Italia.

La chiesa di S. Maria della Pietà (nella foto a sinistra, la cappella della famiglia Di Sangro), fondata nel 1580, cioè l’anno che San Severo divenne sede della diocesi, ha l’aspetto attuale in seguito alle ricostruzioni post-terremoto del 1627.

Oltre alle cappelle laterali, sono da citare l’altare maggiore, l’organo a canne, il pavimento in stile rococò in pietra garganica.

Per quanto piccola, rappresenta una delle chiese barocche più importanti della Puglia per bellezza ed eleganza, ed è monumento nazionale dal 1980.

Cultura e tradizioni

La Festa del Soccorso (3^ settimana di maggio)

La Festa del Soccorso è una delle manifestazioni più caratteristiche di San Severo. Ogni anno richiama diverse migliaia di turisti per i riti barocchi e gli spettacoli di strada ma anche per l’accensione delle “batterie”.

Un intenso miscuglio di sacro e profano in cui la devozione dei fedeli e i profumi di carne alla brace si alternano al fragore dei caratteristici fuochi pirotecnici. La festa, che si svolge nella terza settimana di maggio, vede il simulacro della Madonna Nera, Patrona della città, percorrere le vie del centro storico “scortata” dai compatroni, San Severo Vescovo e San Severino Abate..

Il culto verso la Madonna del Soccorso, ebbe inizio nel 1306 a Palermo. A San Severo arrivò nella  seconda metà del Cinquecento quando, vicino alla chiesetta di San Pietro (attuale Santuario del Soccorso), fu eslposto con gran devozione, il simulacro mariano di colore bruno stile bizantino pare provniente dalla Sicilia.

Fin dall’inizio, la popolazione sanseverese, contemplò con occhi insaziabili di amore, la cara Immagine e s’innamorò perdutamente di Lei. Era portata processionalmente per la città e fuori, per benedire le nostre campagne.     

Durante la lenta e lunga processione che accompagna la Patrona dei sanseveresi, il silenzio religioso dei fedeli è intervallato dal fragoroso scoppio delle “batterie”, il cui ritmo frenetico è scandito dalla veloce corsa dei “fujenti” che, con il loro coraggio e la loro determinazione, sfidano a pochissima distanza i botti che esplodono. Il fiume di gente che corre, precedendo di poco la lunga sequenza di scoppi di polvere da sparo, costituisce una suggestiva metafora del limite tra la vita e la morte, memoria degli antichi riti dionisiaci che animano da sempre il territorio.

Simili alle “mascletás” valenciane, le “batterie”, note anche col nome di“ fuochi”, sono sequenze di esplosioni di diversa intensità: aprono lo spettacolo le “rotelle”, isolati giochi di luce e rumore; segue la “batteria”, una lunga miccia che, bruciando, fa esplodere botti in ritmica successione, intervallata da bengala, mortaretti, fontane, strappi, il tutto in crescendo verso l’ultima sezione del fuoco, il “finale”, velocissimo e ritmato. L’esorcizzante culto dello scoppio delle batterie, caratterizza le feste sanseveresi dall’età barocca.

Da anni la Pro Loco dedica particolare attenzione alle tradizioni popolari legate alla Festa del Soccorso, il più importante momento di aggregazione e di marketing territoriale.

Durate i festeggiamenti della terza settimana di maggio, si organizza il “Palio delle Batterie Serali”, dove la tradizione legata ai fuochi si “sposa” con la religiosità popolare legata al culto della Madonna Nera. Al Palio partecipano importanti artisti pirotecnici che si contendono l’ambito riconoscimento.

Molto atteso e seguito anche il Piromusicale, un altalenarsi di colori, scoppi e musiche con un’unica regia.

I Riti del Venerdì Santo

Di grande importanza a San Severo sono i Riti della Settimana Santa, che toccano l’apice della tensione drammatica nella rappresentazione del Venerdì Santo. All’Alba si avviano tre processioni: i Confratelli del Soccorso dalla Chiesa di Sant’Agostino (o del Soccorso), l’Arciconfraternita del Rosario dalla Chiesa dei Celestini e i Confratelli dell’Orazione e Morte.

I tre cortei si dirigono in Piazza Castello, dove, alla presenza di migliaia di fedeli, avviene l’Incontro tra la Madonna e Gesù alla colonna. L’avvicinarsi tumultuoso delle due statue “L’incontro” si traduce in emozioni nell’anima degli spettatori che si commuovono alla vista della croce.

VISITE:

Itinerario: Storico – Religioso 

Durata: intera giornata

Periodo: tutto l’anno

Grado di difficoltà: T (Turistico)

Equipaggiamento: Scarpe comode, scorta d’acqua, cappello, abbigliamento a strati idoneo alla stagione in corso, macchina fotografica.

Prezzo: 8 euro a persona (minimo 10 partecipanti) 

Il prezzo comprende: Accompagnamento, guida, 

Il prezzo non comprende: Trasporto, assicurazione RCT ed ingresso al museo MAT (Museo dell’Alto Tavoliere).

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