Il Bosco di Faeto

Splenditi boschi, montagne maestose, aria fresca, buona cucina, tradizione e folklore: tutto questo è Faeto. Terra amena del Sub Appennino Dauno Meridionale, isola linguistica francoprovenzale,  oasi di serenità e di piaceri. Adagiato sul fianco del Monte Perazzoni, fa capolino tra le lussureggianti vette del Sub Appennino, che qui raggiungono le massime altezze, con il Monte Cornacchia a 1151 metri d’altitudine, monte Perazzoni 1060 metri, il Monte San Vito con i suoi 1015 metri e il Monte Castiglione che vanta 959 metri di altitudine. Per la sua invidiabile posizione, affacciandosi sulle sponde del torrente Celone, Faeto offre ai suoi visitatori lo spettacolo di una maestosa natura incontaminata: fitti boschi, ampi prati, pascoli incontaminati, pascoli incorniciati da imponenti montagne. Si contano ormai coloro che non si sono lasciati affascinare dal verde manto di maestosa bellezza del “Bosco Difesa”. Il Bosco si estende nell’agro di Faeto per circa 13 ettari, ad un’altitudine compresa fra i 750 e i 950 m., presenta, a livello regionale, una delle più importanti biocenosi faunistiche e forestali.  In passato è stato utilizzato per la raccolta di legname e questo ha portato alla diffusione di specie arboree come il Cerro. La flora e la fauna presenti, sono oggetto di tutela e di salvaguardia, come previsto dall’ Action Plan (Piano d’azione per la conservazione e il miglioramento degli habitat naturali e seminaturali prioritari).

La zona è ricca di corsi d’acqua (Torrente Le Cesi, Canale del Feudo, Canale Giardina, che confluiscono nel Torrente Celone) e fontane, le cui acque freschissime hanno anche proprietà diuretiche. La zona è particolarmente favorevole alle querce, in particolare al Quercus cerris, con possibilità concrete per il Fagus sylvatica, grazie alle caratteristiche idrologiche del sottosuolo e alla persistenza delle nebbie durante i mesi del tardo autunno, dell’inverno e degli inizi di primavera. Nel territorio trova naturale spazio la vegetazione forestale, dominata in generale dalle querce caducifoglie (rappresentate dal Cerro) e, in particolare, dal Faggio.

La diffusione del Cerro é stata favorita dall’uomo anche perché questa specie assicurava più legname da riservare alla costruzione degli attrezzi e dei carri agricoli, oltre che di botti, barili e tini, destinati alla conservazione di acqua, vino, granaglie e legumi.

Il territorio è prevalentemente formato nello strato arboreo dal Cerro (Quercus cerris), al quale sono associati il Faggio (Fagus sylvatica), rappresentato da elementi isolati o riuniti a formare gruppi anche numerosi, l’Acero di Monte (Acer pseudoplatanus), l’Acero oppio (Acer campestre L.), l’Acero napoletano (Acer neapolitanum Ten.), il Carpino bianco (Caripus betulus), l’Olmo di montagna (Ulmus glabra Hudson), il Sorbo torminale (Sorbus torminalis Crantz), il Tiglio nostrano (Tilia platyphylos Scop.), nonché il Melo selvatico (Malus sylvestris Miller) ed il Sorbo comune (Sorbus domestica).

Le specie presenti nell’area sono:

ANFIBI: Delle 10 specie segnalate, significativa è la presenza di specie molto rare a livello regionale, come la Rana agile, la Rana appenninica, l’Ululone appenninico. La Salamandra pezzata, segnalata in passato sul vicino M. Cornacchia, si è probabilmente estinta non essendo più osservata da molti anni;

RETTILI:Presenti con circa 16 specie di cui 9 certe e di grande interesse, come la Testuggine d’acqua – segnalata lungo il Canale Feudo – e l’Orbettino;

UCCELLI:Numeroso – ben 81 specie segnalate – l’insieme di uccelli nidificanti. Significativo il contingente di specie forestali nidificanti, quali lo Sparviere, il Colombaccio, l’Allocco, il Picchio verde, il Picchio rosso maggiore, il Picchio rosso minore;

MAMMIFERI: Oltre 30, infine, sono le specie di Mammiferi segnalate tra cui 20 certe. Alcune di queste rilevanza nazionale: sono il Toporagno appenninico, il Quercino, il Ghiro, il Lupo, il gatto selvatico.

Riconosciuto sito d’importanza comunitaria, ospita al suo interno un vero e proprio “concentrato” delle più importanti tipologie di interesse forestale: l’Orto Botanico, con una superficie di circa 2500 mq, di cui 750 destinati ad ospitare aiuole di varia forma e dimensione, e 1.750 rappresentati da vialetti, piazzole di sosta e spazio per lezioni botaniche all’aperto. Le aiuole contengono collezioni di piante, arbustive ed erbacee, maggiormente significative della flora del bosco.

Notevole il patrimonio gastronomico locale: in tutta la Regione si figura il profumo del prosciutto di Faeto, una vera prelibatezza, che vale bene qualche km di strada. Faeto, infatti, è il paese del prosciutto e del maiale. Fresca, vivace, travolgente come mai, la sagra del prosciutto di Faeto giunta alla cinquantesima edizione, si svolge ogni anno, la prima domenica di agosto, nel bosco comunale di Faeto, all’ombra di grandi cerri, faggi e querce. Appuntamento fisso, ogni anno a Faeto, la prima domenica di febbraio è la sagra del maiale di Faeto.

Faeto è la patria del prosciutto si sa, ma è anche la terra del maiale nero, razza autoctona, e di tutte le prelibatezza che ci offre: la tradizionale salsiccia a punta di coltello, la squisita soppressata, il superbo capocollo, il magrissimo filetto, la rustica pancetta tesa e arrotolata, il tipico guanciale e il lardo di Faeto, che, insieme al prosciutto, è stato riconosciuto prodotto tradizionale della Regione Puglia.

Dettagli tecnici:

Itinerario: Naturalistico

Periodo: Primavera – Estate

Grado di difficoltà: E (escursionistico)

Equipaggiamento: Scarpe da trekking, scorta d’acqua, pantaloni lunghi, cappello, abbigliamento a strati idoneo alla stagione in corso, binocolo e macchina fotografica.

Prezzo: 8 euro a persona (minimo 10 partecipanti)

Il prezzo comprende: Accompagnamento, guida e supporto logistico.

Il prezzo non comprende: Trasporto, assicurazione RCT.

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