Le bellezze nascoste di Foggia

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Foggia è la città più grande della Capitanata e uno dei centri nevralgici dell’Italia Meridionale. Già abitata nel Neolitico, prima dell’arrivo dei Romani vi sorgeva Arpi (già Argos Hippium), città dauna che prosperava con il commercio e l’agricoltura.

 

Arpi si schierò con i Romani contro i Sanniti, ma dopo la battaglia di Canne del 216 vi si schierò contro, venendo per questo punita, dopo la conquista romana, con l’abbattimento delle mura e una decadenza economica sempre maggiore, fino a subire la completa distruzione a causa delle continue invasioni successive alla caduta dell’Impero Romano. Gli abitanti si trasferirono quasi tutti verso le montagne, e nella pianura circostante rimasero solo alcuni casolari. Ma, secondo la tradizione, nel 1073 alcuni pastori davanti ad uno stagno notarono tre fiammelle ed un tavolo avvolto in tele davanti ai quali un bue si era inginocchiato; i pastori tolsero i teli dalla tavola e rinvennero una antica icona (Iconavetere, poi chiamata Madonna dei Sette Veli) con l’immagine della Madonna e di Gesù, soprannominata Santa Maria de Focis per via del ritrovamento avvenuto in una delle tante paludi del luogo. Da qui probabilmente deriva il nome attuale di Foggia, che proprio da quelle case cominciò allora a svilupparsi, per via dei pellegrinaggi religiosi ma anche per la presenza, da settembre a maggio, di numerosi pastori abruzzesi che portavano le proprie greggi in pianura. Nel 1080 Roberto il Guiscardo prosciugò le paludi e fece costruire un primo tempio per custodire l’icona, oggi conosciuta come cripta del Succorpo, mentre più tardi Guglielmo II il Buono vi costruì sopra la Cattedrale e ampliò il borgo. Ma fu Federico II ad elevare Foggia a città di rango imperiale, costruendovi il suo grandioso palazzo nei pressi dell’attuale via Arpi (nei pressi del Museo Civico è ancora visibile un’iscrizione) ed eleggendola a sede imperiale del suo regno.

Il Puer Apuliae, colpito dalla bellezza della zona, la elesse a residenza invernale e rese Foggia florida e importante. Dopo la sua morte, Foggia passò nelle mani degli Angioini e poi degli Aragonesi, che sfruttarono la sua centralità e nel 1447 vi trasferirono da Lucera la “Regia Dogana della mena delle pecore”, istituita per regolare la transumanza e ricavarne delle rendite, imponendo una tassa ai pastori per far pascolare le greggi sul territorio. La Dogana contribuì alla crescita culturale ed economica di Foggia, anche se impoverì gli agricoltori del Tavoliere; essa fu attiva fino all’avvento di Napoleone, ma andò avanti sotto altre forme fino al 1865.

Numerosi sono i terremoti che hanno colpito Foggia, ma il più distruttivo fu senz’altro quello del 1731, di intensità pari al IX grado della scala Mercalli, che danneggiò o distrusse la maggior parte degli edifici cittadini. Da qui è partita la ricostruzione della città, che nei secoli successivi ha visto accrescere la sua rilevanza economica e il suo sviluppo urbanistico e demografico per via della sua posizione strategica (è anche uno dei più importanti snodi ferroviari italiani).

Forse proprio per queste ragioni, da maggio a settembre del 1943, Foggia fu presa di mira dai bombardamenti dell’aviazione alleata che miravano a danneggiare le forze fasciste sul territorio e i collegamenti strategici, ma finirono per fare più di 20000 vittime; fu uno dei bombardamenti più cruenti della seconda guerra mondiale, paragonabile a quello di Dresda. Foggia verrà ancora una volta ricostruita, e riceverà la medaglia d’oro al valor civile e al valor militare per il coraggio e la volontà dimostrati dai cittadini nonostante i tragici avvenimenti.

I luoghi storici di Foggia risentono necessariamente delle peripezie riservategli dalla storia, perciò quanto è rimasto in piedi è stato ristrutturato o ricostruito più volte, come la Cattedrale. La chiesa originaria, risalente al 1172, ricalcava lo stile romanico pugliese della Cattedrale di Troia, e il suo campanile, rifatto più volte con stili e in posizioni diverse, con la sua altezza oggi spicca tra le strette vie del centro storico: entrambi sono stati danneggiati dal terremoto del 1731, che ha sepolto nel crollo i resti di Carlo d’Angiò e del cuore di Federico II che vi erano custoditi, e sono evidenti le ispirazioni barocche e rococò degli elementi architettonici. L’interno è ad unica navata a croce latina, con le cappelle del Crocifisso e dell’Iconavetere, che dalla fondazione della chiesa è sempre stata conservata qui tranne nel periodo successivo al terremoto, quando venne spostata nella chiesa di San Giovanni, e dopo il bombardamento aereo del 19 agosto 1943, che colpì anche la Cattedrale, quando il Sacro Tavolo fu spostato per un anno nella Cattedrale di San Marco in Lamis.

La vicina Via Arpi è il cuore storico della città, intorno al quale ha cominciato a svilupparsi, e conserva pertanto numerosi scorci caratteristici e chiese che, purtroppo, non sono valorizzati quanto dovrebbero. Sorgono lungo questa via e nei paraggi, infatti, diverse chiese accomunate dal fatto di essere state parzialmente ricostruite dopo il terremoto del 1731, che mostrano quindi delle splendide facciate settecentesche, rendendo il centro storico di Foggia un potenziale scrigno di arte barocca/rococò.

Molto antica è la chiesa di San Tommaso, che sorge nel luogo, chiamato Taverna del Gufo, dove fu portata l’Iconavetere dopo il suo ritrovamento, e dove fu anche eretta una cappella provvisoria. Fu distrutta dal terremoto del 1731 e ricostruita nel 1766, come testimonia la prorompente facciata. Altre chiese sono quella di Santa Chiara, originaria del XV secolo, la cui facciata dopo il terremoto viene ricostruita nel classico stile rococò, slanciata, ricurva e con archi ciechi, ma la chiesa è chiusa al culto dal 1932 e l’interno è ormai spoglio (la pregevole tela di S. Chiara è al Museo Civico); la Chiesa del Purgatorio, piccolo edificio che racchiude, dietro una facciata semplice, marmi e intarsi pregiati, nonché numerose tele e sculture, anche macabre (è detta anche Chiesa dei Morti); Sant’Agostino, che nel XII secolo era dedicata a San Leonardo perché dipendente da San Leonardo di Siponto, fu successivamente dedicata a Sant’Agostino in seguito alla presenza dei monaci agostiniani; totalmente ricostruita nel 1954 in seguito ai bombardamenti, la sua facciata è decorata con le statue di Sant’Agostino, di San Leonardo e di San Nicola da Tolentino; ha subito notevoli trasformazioni nel tempo, e le numerose tele presenti in passato sono quasi tutte andate perdute o in ristrutturazione; Santa Maria dell’Addolorata, raggiungibile da via Arpi attraverso un piccolo arco, è stata realizzata nel 1741. La facciata, ricca di elementi caratteristici dello stile barocco, ha la parte centrale concava e quelle laterali convesse, mentre all’interno si possono ammirare diverse tele, le sculture dell’Addolorata e della deposizione di Cristo e l’organo settecentesco.

Altri importanti luoghi di culto sono la chiesa di San Giovanni Battista, costruzione del XV secolo che resistette al terremoto del 1731 e ospitò nel periodo successivo il Sacro Tavolo della Madonna, venendo perciò insignita del titolo di basilica minore, e la Chiesa delle Croci, dichiarato monumento nazionale italiano, che è una chiesa unica nel suo genere. E’ composta da un arco di ingresso, da cinque cappelle isolate, ciascuna formata da una cupola sorretta da quattro archi con una croce al centro, che si snodano lungo un percorso immerso nel verde e, infine, un edificio più grande. Fu eretta nel 1693, nel punto d’incontro dei tratturi L’Aquila-Foggia e Celano – Foggia, nei luoghi in cui il padre cappuccino Antonio da Olivati piantò sette croci lungo il percorso di una processione penitenziale. In seguito ad un evento miracoloso che salvò i foggiani da una grave siccità, essi, per riconoscenza e devozione al frate, contribuirono alla costruzione di sette piccole cappelle su ognuna delle croci, poi ridotte a cinque per far spazio alla chiesa. Quest’ultima, ricca di ornamenti ha al suo interno anche una cripta, usata dai carbonari foggiani nell’Ottocento, che oggi ospita un’esposizione di arte religiosa popolare. 

Altri monumenti simbolo di Foggia sono il Teatro Umberto Giordano, il Palazzo della Dogana, Piazza Umberto Giordano, il Palazzo dell’Acquedotto, la Fontana del Sele e il Pronao della Villa, questi ultimi tre situati in Piazza Cavour.

TARIFFE INTERA GIORNATA:

DA 1 A 20 PERSONE: € 5,00 a persona

PER GRUPPI FINO A 50 PERSONE: € 3,00 a persona

BAMBINI UNDER 10 ANNI: GRATIS

N.B.: Per richieste di gruppi scolastici verranno effettuati dei preventivi personalizzati.

Per pranzi con menu turistici presso ristoranti convenzionati oppure per altri servizi turistici (pernottamento, acquisto di prodotti tipici e souvenir, servizio taxi, ecc.) non esitate a contattarci.

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