Gli antichi tratturi della transumanza

Condividi

 

Da sempre la pastorizia ha avuto caratteristica nomade e migrante, alla ricerca di acque e pascoli naturali; soprattutto nell’Italia centro-meridionale, questo ha significato una migrazione periodica, tra i mesi di ottobre e giugno, attraverso larghe vie erbose, chiamate tratturi, attraverso i quali gli ovini venivano condotti verso pianure fertili dove passare l’inverno.

Le origini della cosiddetta Transumanza sono molto antiche: già nel primo secolo a.C., infatti, Varrone Reatino parla, nel  De re rustica, dell’obbligo per i pastori Sanniti di denunciare il numero degli armenti introdotti nella pianura di Puglia e di corrispondere un tributo.

Anche nel resto del Mediterraneo ci sono sempre state forme di transumanza, soprattutto in Spagna, dove nel XIII secolo fu costituita un’organizzazione chiamata “mesta” o “meseta”, che durò fino al 1836. Re Alfonso d’Aragona istituì nel 1447 la “Regia Dogana della mena delle pecore” per governare il fenomeno della transumanza. Il Tavoliere venne diviso in 23 locazioni, a cui se ne aggiunsero altre 20, dette dei poveri, per i bisogni dei piccoli allevatori. Ciascuna locazione fu divisa in poste, mentre ai margini del comprensorio si trovavano i riposi, destinati alla sosta delle greggi in attesa dell’assegnazione degli erbaggi.

La Dogana ebbe inizialmente sede a Lucera e poi a Serracapriola, sede destinata però solo alla conta delle pecore, e nel 1468 verrà trasferita a Foggia.

Con l’istituzione della locazione d’Otranto e con la Doganella d’Abruzzo, che però dal 1650 avrà amministrazione autonoma, il territorio della Dogana arrivò a comprendere una regione vastissima, che abbracciava le pianure e le pendici che andavano dal Leccese su fino al Teramano. Si può dire che la Dogana contribuì alla crescita culturale ed economica della Capitanata, ma impoverì gli agricoltori del Tavoliere: infatti il massiccio sostegno dato alla pastorizia, le agevolazioni e i privilegi di natura giuridica ed economica, l’alienazione di larga parte del patrimonio agricolo, finirono ben presto per provocare lo spopolamento delle campagne.

Alla fine del XVIII secolo la Dogana visse stancamente e disordinatamente gli ultimi anni della sua vita. Gli abusi crescenti, l’avvento del brigantaggio, l’instabilità del Governo centrale, ridussero il Tavoliere a terra di frontiera. Nel tentativo di porre un freno alla decadenza dell’istituzione, re Ferdinando I di Borbone, nel 1804, diede avvio ad un progetto di riforma attraverso la censuazione. Ma siamo ormai all’epilogo della storia della Dogana: nel 1806 ritornarono i francesi e Giuseppe Bonaparte fece sopprimere la Dogana e decretò la divisione di tutte le terre demaniali, baronali, ecclesiastiche e comunali.

In seguito, per amministrare le zone di pascolo fu istituita l’Amministrazione del Tavoliere; Palazzo Dogana assunse il nome di Palazzo del Tavoliere e poi di Palazzo dell’Intendenza. Il 26 febbraio 1865, infine, il Parlamento nazionale sancì la soppressione dell’Amministrazione del Tavoliere, fiscalmente avida e di nessuna utilità per l’economia del territorio.

I tratturi dovevano essere larghi 60 passi napoletani (111 metri)  per consentire e sopportare il movimento di migliaia e migliaia di ovini che si spostavano quasi contemporaneamente. Le vie erbose dovevano assicurare l’alimentazione al bestiame transumante il cui viaggio durava in media circa due settimane, e la loro ampiezza serviva anche ad evitare facili e possibili sconfinamenti sui terreni limitrofi a volte coltivati; una motivazione a questo numero così strano, secondo una ipotesi, si rifaceva all’uso, dai tempi più remoti, di inserire nelle costruzioni riferimenti cosmici; infatti, prendendo a base la lunghezza dell’equatore terrestre, 40.000 chilometri, e considerando che l’equatore in quanto circonferenza misura al centro un angolo di 360 gradi, se dividiamo 40.000 chilometri per 360° avremo che un grado è lungo 111 chilometri. 

Oggi, la consistenza originaria dei tratturi risulta di molto ridimensionata, al loro posto ci sono anche grosse strade di comunicazione, pezzi consistenti sono rimasti inglobati nei centri urbani. I principali tratturi sono i seguenti:

Il Regio tratturo L’Aquila-Foggia, chiamato anche Tratturo del Re o Tratturo Magno, con i suoi 244 km è il più lungo tra i tratturi italiani. Parte dalla basilica di Collemaggio;

Il tratturo Celano-Foggia è il secondo tratturo più lungo dell’Italia meridionale dopo il tratturo L’Aquila – Foggia. Parte nei pressi dell’ex lago Fucino;

Il Regio Tratturo Pescasseroli-Candela è il terzo tratturo, per ordine di lunghezza, dell’Italia Meridionale. Percorre un tratto di una via consolare romana, la Via Minucia.

Altri tratturi sono il Regio Tratturo Lucera-Castel di Sangro, il tratturo Foggia-Lavello, il tratturo Alfedena-Ascoli Satriano e il tratturo Centurelle-Montesecco.

Un giorno da transumanti: trekking guidato di intera giornata

Il percorso è stato concepito per essere praticabile da tutti coloro che, in possesso di un buon allenamento, per un giorno, vorranno camminare sul tratturo regio Lucera – Castel di Sangro.

Il tratto da percorrere è lungo circa 11 Km e si svolgerà in agro dei comuni di Lucera, Biccari, Alberona e Volturino, fra colline e campi ove sarà piacevole bagnarsi i piedi nel guadare i torrenti, mentre attorno il canto degli usignoli verseggia e si sente echeggiare dalla vegetazione riparale. Sarà possibile vedere rapaci come poiane, gheppi, albanelle minori e, forse, qualche rarità come bianconi e lanari in caccia; e ancora, cercare gli ultimi cippi lapidei che delimitavano il tratturo con le iscrizioni originarie o ammirare le belle masserie illuminate dal sole fra l’imbiondirsi dei campi di grano e il canto delle allodole.

Notizie ed informazioni generali: 

Lunghezza percorso: 11 Km circa. 

Orario di percorrenza: 5 ore circa. 

Difficoltà: Il percorso è facile con dislivelli modesti, ma occorre una adeguata preparazione per la lunghezza dello stesso. 

Equipaggiamento: E’ consigliabile un abbigliamento consono al periodo ed ai luoghi, quindi vestiario con colori mimetici “a cipolla”, ma non pesante, cappellino, scarponi da trekking comodi. Munirsi di uno zaino leggero e capiente con borraccia, K-Way (in caso di fermate con elevata ventosità), binocolo, macchina fotografica. 

Periodo di riferimento: Autunno – Primavera

 Numero di partecipanti: min. 20 – max. 40

 

QUOTA DI PARTECIPAZIONE:

€ 6,00 a persona 

La quota comprende: Accompagnamento, guida ambientale abilitata

La quota non comprende: Trasporto, Assicurazione R.C.T.

Sconti per gruppi superiori a 25 partecipanti

 

Articoli correlati:

I commenti sono chiusi