Alberona, Roseto und Biccari

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Alberona

Alberona sorge nel Subappennino Dauno a 732 Hof vor. sulle pendici del monte Stilo che domina il Tavoliere delle Puglie, immersa nel verde e ricca di sorgenti naturali d’acqua, costituita da una popolazione dedita all’agricoltura. Riconosciuta Bandiera Arancione, un marchio di qualità per la valorizzazione turistica. Di origini medievali, è stata dominata da molti casati. Si narra che i primi colonizzatori fossero di origine calabrese e che trovarono rifugio nel cavo di un albero secolare, di qui Alberona da Alva-rona. Per la sua posizione, ricca di acqua, circondata dai boschi e luogo sicuro, fu scelta dai Templari per costruire navi e da Carlo D’Angiò per completare la vicina Fortezza di Lucera.

Nach, quando Federico II conquistò la Puglia nel 1220 alleandosi con i Saraceni creò a Lucera una roccaforte di musulmani e concesse a questi ampi diritti di legnatico nei boschi del territorio di Alberona. In 1239, con la confisca dei beni degli ordini cavallereschi operata da Federico II in lotta con il papato, fu avocato il controllo di Alberona sino ad allora esercitato dai Templari. Alla morte di Federico II, re Manfredi donò Alberona ad Amelio de Molisio durante una permanenza a Barletta.

Con la conquista di Napoli, Carlo I trasferì la capitale da Palermo a Napoli e, sul territorio di Lucera, insediò 30 famiglie di Marsiglia per piantarvi vigneti e orti e a servirsi della legna dei boschi di Alberona. Ma la convivenza con i musulmani non fu semplice così decisero di trasferirsi sui monti di Alberona, in parte anche a Faeto e Celle.

Ma quando il re di Francia Filippo il Bello puntò gli occhi su questo territorio, riuscì con sevizie e falsi processi a sopprimere l’ordine dei Cavalieri. Quanto ai loro beni, il Papa Clemente V, affidò la proprietà e l’amministrazione, solo a scopo caritativo, all’Ordine Cavalleresco dei Cavalieri di “San Giovanni”, detti poi “di Malta”. Fu così che Alberona passò subito come feudo ai Cavalieri di Malta, con sede a Barletta, che lo tennero fino alla soppressione napoleonica delle baronie e dei diritti feudali (1809). Con le lotte sanguinose nel Regno di Napoli, Alberona divenne un “Castrum” nonché cinta muraria, visibile ancora oggi nel centro del paese. In 1656 la stessa peste che scoppiò a Napoli si diffuse anche ad Alberona, così come in tanti altri paesi del subappennino, favorita dall’indigenza della popolazione. Le vittime furono incalcolabili e fu necessario seppellire i cadaveri nel suolo antistante la Chiesa parrocchiale.

L’ottocento invece è segnato dalla caduta del regno murattiano di Napoli seguito dal brigantaggio.

Con il passar degli anni, il paese si riprese, si incrementò l’edilizia, furono istituite le scuole, costruite nuove strade, ospedali e l’ufficio postale.

Il centro abitato, costruito in sassi e pietra bianca e muratura, vanta numerosi beni culturali, quali la Chiesa di San Rocco, die Mutter Kirche con il campanile che fu torre militare con lo stemma dei Cavalieri di Malta. Da citare il Palazzo e la Turm der Großprior. DieArco Calabrese, l’unico ligneo ancora intatto e ancora l’Arco dei Mille che offre un ampio panorama che porta la vista della Fontana Muta, così chiamata perché lo scroscio dell’acqua si sente solo se ci si avvicina.

Cosa visitare:

Chiesa Madre Natività di Maria Vergine Santissima

Edificata nel XVII sec. su di una cappella preesistente, fu ricostruita e completata nel 1831. Il suo campanile a base piramidale, era in origine una torre di avvistamento.

Kirche von San Rocco

Costruita tra il XVI ed il XVIII secolo, presenta una facciata dalle linee gotiche. In stile gotico è anche il campanile costruito però solo nel 1934.

Chiesa di San Giuseppe

La costruzione attuale fu rifatta e abbellita nel 1649; di notevole valenza architettonica è il portale d’ingresso in pietra di Roseto.

Turm der Großprior

Edificata nel XII secolo, fu sede dei Templari e poi dei Cavalieri di Malta. È collegata alla Chiesa Madre attraverso passaggi sotterranei.

Palazzo Civetta

Costruito verso la metà del 1800, appartiene ancora alla famiglia di cui porta il nome.

Antiquarium Comunale

Museo Etnografico curato dall’Archeoclub.

Aree di Interesse Naturalistico:

Boschi Tuoro, Argaria, Mezzana

Ricchi di torrenti e sorgenti d’acqua, costituiscono un patrimonio naturalistico di notevole importanza.

Roseto

Roseto Valfortore sorge sul dorso dell’Appennino Dauno, adagiato su un piccolo altopiano in declivio, a 650 Meter über dem Meeresspiegel.

Probabilmente il nome Roseto, anticamente “Rosito”, deve la sua origine all’abbondanza di rose selvatiche disseminate sul suo territorio. Lo stemma del Comune trova il suo primo esemplare ufficiale in una lapide in pietra che è posizionata sul parapetto del sagrato della Chiesa Madre (una rosa a cinque petali “rosa cannis”); il nome del paese è incluso in questo stemma, disposto in posizione triangolare attorno ad esso in tre sillabe: RO-SI-TO, risale al feudatario Bartolomeo III di Capua che la fece scolpire nel 1507.

L’argo di Roseto Valfortore confina a nord con Alberona, ad est con Biccari e Faeto, a sud con Castelfranco in Miscano e ad ovest con Montefalcone Valfortore e S. Bartolomeo in Galdo. Confini che assumono un valore relativo se si considerano i confini naturali di Roseto: da una parte la catena del Subappennino Dauno settentrionale e dall’altra il fiume Fortore che ha appena iniziato il suo corso. Roseto Valfortore conserva un ambiente di elevato pregio per la diversità biologica e paesaggistica. Negli anni ’80 due elementi hanno ulteriormente arricchito il territorio: la ricomparsa del lupo e la scoperta del tartufo.

Il centro storico del paese è caratterizzato dalla manodopera degli scalpellini che rappresentano il vero patrimonio artistico del paese. I Portali, i bassorilievi e le colonne sono stati realizzati dalla loro manodopera attraverso la pietra della locale cava. All’interno del paese è possibile visitare la Piazza Vecchia da qui partono tutti i vicoli del centro storico, disposti secondo una tecnica longobarda. Adiacente alla piazza è possibile visitare la Mutter Kirche, dedicata a Santa Maria Assunta costruita nel lontano 1507.

La prima testimonianza del paese si ha nel 752, quando il nome “Rosito” compare per la prima volta nel documento longobardo in occasione della libertà della schiva Cunda e il figlio Liupergo.

Roseto negli anni ha avuto varie dominazioni da quella normanna a quella di Guglielmo il Guiscardo, allora duca della Puglia. Successivamente Bartolomeo I Di Capua s’insedia nel feudo di Roseto al posto del D’Assimial che l’aveva ricevuto da Carlo d’Angiò dopo la presa di Lucera. In 1338, il feudo di Roseto con quello di Vetruscelli è assegnato a Roberto Di Capua.

In 1497, Bartolomeo III, ricevuta la conferma feudale dal Re di Napoli Ferdinando il Cattolico, porta il borgo al massimo splendore. In 1640, dai Lombardi il feudo passa ai Brancia.

Giuseppe Saggese di Foggia (655) acquista il feudo che rimane alla sua famiglia fino agli inizi dell’Ottocento. In 1848, Roseto partecipa attivamente ai moti risorgimentali e vive poi l’avventura garibaldina con spargimento di sangue. Il paese fa parte del club “I borghi più belli d’Italia”.

Cosa Visitare:

Chiesa Madre Santa Maria Assunta

La costruzione attuale, iniziata nel 1507, è il risultato di continui rimaneggiamenti proseguiti fino al XX secolo. Risalenti al XVI sec. sono la porta secondaria e la bella acquasantiera che si ammira all’interno dell’edificio.

Palazzo del Marchese

Poco distante dalla Chiesa Madre, è caratterizzato dalla poderosa torre circolare.

Palazzi Gentilizi

Nell’elegante centro storico si ammirano, nelle facciate dei palazzi e sui portali in pietra, stemmi gentilizi e motivi ornamentali. Famosi sono due bassorilievi che, raffiguranti rispettivamente un uomo ed una donna stesi in posizione orizzontale, ricordano i coperchi di un sarcofago.

Naturmusis – Osservatorio di ecologia Appenninica

Oltre ad una sezione espositiva, il museo custodisce preziose apparecchiature che vengono utilizzate per monitorare e studiare la presenza del lupo sui Monti Dauni.

Mulini ad acqua

Antichi mulini ad acqua funzionanti sino al 1945.

Aree di Interesse Naturalistico:

Boschi

L’argo di Roseto comprende ben 800 ettari di bosco caratterizzati dalla presenza di numerosi torrenti, dass, insieme alle acque del fiume Fortore, rendono la vegetazione particolarmente rigogliosa. È possibile trovare il tartufo nero.

Biccari

E’ uno dei paesi più caratteristici del Subappennino Dauno. Sorge nelle vicinanze della vetta più alta di Puglia, il monte Cornacchia (m. 1151), nei cui pressi nasce il torrente Vulgano e dove fa bella mostra il graziosissimo lago Pescara.

Biccari è il classico centro di collina anche se bastano pochi chilometri per godere di spettacolari affacci sulle valli circostanti, il cui paesaggio è variamente assortito, compreso tra grandi boschi e tranquilli paesini che colorano i rilievi dell’Appennino.

Le origini del nucleo abitato di Biccari sono da porre tra il 1024 und 1054 ad opera dei bizantini del catepano Basilio Bojannes (Bogiano) e del vicario di Troia, Bisanzio von Alferana. Testimonianza dell’epoca è la torre cilindrica, Teil einer Reihe von militärischen Vorposten für eine bessere Verteidigung der Via Traiana, importante arteria di collegamento per i traffici ed il commercio tra l’Irpinia ed il Tavoliere.

Dopo la vittoria sui Bizantini presso il fiume Olivento, un ufficiale normanno dell’esercito di Roberto il Guiscardo, un certo Pagano, si impossessò di Biccari e fortificò il primitivo nucleo abitato costituitosi all’ombra della torre, facendolo diventare una “città fortificata”.

Lo stesso Pagano favorì la nascita a Biccari un nuovo “vescovado”, ponendo come suo vescovo un sacerdote di nome Benedetto che sarà deposto da papa Alessandro II con una bolla del 1067. Guglielmo d’Altavilla, nipote di Roberto il Guiscardo, favorì l’ampliamento del nucleo abitato verso Porta Pozzi e l’allargamento del territorio di Biccari. Con Guglielmo de Riccardo, Biccari divenne una baronia della contea di Civitate.

In età sveva, dopo la morte di Federico II, il castello fu dato da Corrado IV a Giovanni Moro, servitore musulmano di suo padre. Dopo la morte di Corrado, Giovanni passò al fianco di Innocenzo IV mettendosi contro Manfredi di Hohenstaufen: in una lettera del 3 November 1254, il papa conferma a Giovanni Moro alcuni possedimenti, tra cui il castello di Biccari e il castrum di Calatabiano, in cambio dei quali Giovanni doveva garantire, aiuto militare per la difesa del Regno di Sicilia.

È di Matteo Stendardo la costruzione della Croce litica di Porta Pozzi die 1473 und Bianco Convento di Sant’Antonio completato nel 1477. Nel XVI secolo il feudo passò alla famiglia napoletana dei Caracciolo.

In 1534, Marcello Caracciolo ottenne dall’imperatore Carlo V il titolo di conte di Biccari. A lui si dovette la costruzione del palazzo signorile, attualmente sede del municipio. La signoria dei Caracciolo terminò con la morte della contessa di Biccari Antonia (1725) e il feudo passò al marito Giambattista di Capua, principe della Riccia. In 1792 alla morte di suo figlio, Bartolomeo di Capua, non essendoci discendenza, il feudo di Biccari passò alla regia corte di Napoli. In 1874, il procuratore fiscale del regio patrimonio separò i beni feudali sul territorio di Biccari, per poterli affidare a privati, liberandoli da ogni vincolo feudale.

Come per tanti piccoli centri e borghi di queste terre di confine, innumerevoli sono stati gli episodi legati a dominazioni e contese, inclusi popoli, pontefici e feudatari.

Il paese conserva alcuni interessanti edifici e monumenti storici come la Torre medievale cilindrica (die 1100), die Kathedrale, die Convento di S. Anthony dei Frati Minori (Sekunde. XV), die Chiesa dell’Annunziata (die 1600) che contiene un interessante altare ligneo e una Porta ad arco acuto. A circa sei chilometri dal paese si trovano i resti dell’antica “Tertìveri” che nel Medioevo fu anche sede vescovile e che venne più volte distrutta.

Luoghi di interesse turistico e culturale: Area Naturale protetta “Monte Cornacchia und Bosco Cerasa“; Pescara See; Ethnographische Museum della Civiltà Contadina; Museo del Calzolaio; Torre medievale; Resti della Torre Tertìveri; Torre Bizantina; Old Town; Chiesa Maria SS. della Assunta; Kirche San Quirico; Convento Frati Minori; Museo del Falegname.

Reiseverlauf: Kultur - Landschaft

Dauer: ganzen Tag

Zeit: das ganze Jahr

Schwierigkeitsgrad: T (Tourist)

Ausrüstung: Bequeme Schuhe, Wasserversorgung, Hut, mehrschichtige Kleidung geeignet für die Saison, Kamera.

Preis: 5 Euro Person (Minimum 10 Teilnehmer)

Der Preis beinhaltet: Mentoring und Beratung.

Die Preise beinhalten nicht: Transport, Versicherungs RCT

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