Le ricchezze dell’Alto Tavoliere

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Il Tavoliere delle Puglie è un territorio situato nel nord della Puglia, che occupa quasi la metà della Capitanata; nato come pianura di sollevamento (infatti un tempo era sottomarino) e interamente pianeggiante, si estende per circa 4000 km² tra i Monti Dauni a ovest, il promontorio del Gargano e il mare Adriatico a est, il fiume Fortore a nord e Ofanto a sud. È la più vasta pianura d’Italia dopo la Pianura Padana. ll nome Tavoliere deriva dal catasto romano, organizzato in Tabulae censuariae, sul quale erano annotate le proprietà terriere adibite al pascolo o alle coltivazioni.

Il Tavoliere delle Puglie è diviso in due aree geografiche distinte: “Alto Tavoliere” e “Basso Tavoliere”.

San Paolo di Civitate

Il primo insediamento in territorio di San Paolo di Civitate risale al I millennio a.C., quando popolazioni daune vi fondarono l’importante insediamento di Tiati (o Teate). Conquistato dai Romani nel 318 a.C., Tiati assunse il nome di Teanum Apulum e divenne un municipium dotato di autonomia amministrativa. In epoca imperiale Teanum fu ribattezzata col nome di Civitate. Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, conobbe l’avvicendarsi delle varie dominazioni bizantine, longobarde e normanne e nell’XI secolo divenne sede vescovile. Nel periodo normanno, il 18 giugno 1053 vi si svolse la battaglia di Civitate che vide contrapposti i Normanni di Umfredo d’Altavilla e un esercito di Suebi, Italici e Longobardi coalizzati da papa Leone IX. In Età moderna e contemporanea, l’attuale centro urbano sorse con il nome di San Paolo dei Greci nella seconda metà del XV secolo per iniziativa di una colonia di albanesi provenienti da Torremaggiore e Civitate che nel 1573 stipulò un istrumento con il feudatario don Cesare Gonzaga che li autorizzava alla costituzione del nuovo casale attorno alla preesistente chiesa di San Paolo e al palazzo baronale avviato pochi anni prima da Giovanni Battista Carafa. Il 30 luglio 1627 un violento terremoto distrusse quasi interamente il casale, del quale restarono in piedi solo la chiesa di San Paolo e il palazzo baronale. Nel 1640 il feudatario Andrea Gonzaga provvide alla ricostruzione, che avvenne secondo un razionale piano urbanistico basato su rete stradale ad assi rettilinei. Dopo l’unità d’Italia, nel 1862, un decreto regio diede al comune di San Paolo dei Greci l’attuale denominazione.

 

Monumenti e luoghi di interesse:

Chiesa di San Paolo

Attestata nel XII secolo, costituì il fulcro attorno al quale nel tardo Cinquecento si formò l’abitato. Nella circostanza, l’originaria ecclesia scoperta (così la ricorda lo storico Fraccacreta) venne ampliata e dedicata a San Paolo “dei Greci”, in riferimento al rito liturgico orientale che vi si celebrava. Una bolla di papa Clemente XIV nel 1772 attribuì all’altare maggiore lo status di altare privilegiato perpetuo.

 

Chiesa di Sant’Antonio di Padova

Per volere di Andrea Gonzaga fu edificata nel luogo in cui esisteva la chiesa di Santa Maria di Loreto, distrutta nel 1627, e affidata ai frati minori osservanti, che vi fondarono un convento. La chiesa conserva ancora le decorazioni tardo-barocche, visibili soprattutto negli arredi interni. Il convento, organizzato attorno ad un cortile quadrangolare dotato di peristilio a volte finemente dipinte con scene della vita di san Francesco e sant’Antonio, fu soppresso nel 1811. Due anni dopo vi si insediarono la municipalità, la gendarmeria e la scuola pubblica.

 

Palazzo Gonzaga

La costruzione di un palazzo baronale era stata avviata da Giovanni Battista Carafa prima che la colonia albanese desse avvio alla fondazione del casale nel 1573, e venne poi completata dai Gonzaga. Il palazzo, a tre piani di pianta quadrata con 16 stanze per lato, era dotato di torri quadrangolari, delle quali sopravvive solo quella anteriore destra, sia pur rimaneggiata.

 

Torremaggiore

E’ il secondo centro più popoloso dell’Alto Tavoliere dopo la vicina San Severo da cui dista soli 6 km. Nel centro storico domina il possente Castello Ducale, risalente al XII sec., anche se rimaneggiato e fortificato più volte nel corso dei secoli, fino a raggiungere l’odierno aspetto rinascimentale. Ha la forma di un quadrilatero irregolare ed è dotato di sei torri, di cui quattro cilindriche merlate e due quadrangolari. All’interno, molto interessanti la sala del Trono e la cappella Palatina, affrescate con dipinti di scuola napoletana, la meridiana posta sulla torre centrale, l’elegante loggetta del cortile e la cella della prigione ricavata nella torre nord – ovest. Il castello è sede del Museo archeologico, allestito in tre sezioni. Nella sezione archeologica, denominata “Fiorentino”, sono esposti reperti provenienti dagli scavi della città medievale di Fiorentino: gioielli, utensili, vasellame e sculture; nella sezione della civiltà contadina sono raccolti oggetti, attrezzi, foto che documentano la vita rurale degli anni Quaranta del ‘900, nella sezione museale “Giacomo Negri” sono esposte opere dello sculture di Torremaggiore (1900 – 1973), fra cui spicca la scultura in marmo di Carrara La sete (1951). Il nucleo più antico del borgo, detto Codacchio, risale al 1200 e si snoda tra il Castello e la Chiesa matrice di San Nicola, risalente al XIII sec., anche se rifatta nel 1600. Il Campanile romanico ingloba diversi reperti lapidei provenienti da Fiorentino e dall’antica città romana Teanum Apulum (l’attuale San Paolo di Civitate). Le abitazioni in questa parte del borgo si chiamano “meniali” (dal latino moenia), all’interno quindi delle antiche mura, e sono caratterizzate da fregi che decorano gli architravi d’ingresso, sculture zoomorfe in pietra poste lungo le pareti esterne, piccole aperture – lucernario a forma di losanga sui portoni delle case. Il borgo accolse gli esuli della vicina Fiorentino, distrutta nel 1255 durante le aspre lotte tra il Papato e gli Svevi. Antiche gesta che rivivono ogni anno, in agosto, a Torremaggiore nel corteo storico di Fiorentino e Federico II, con sfilate in costume ed un palio delle contrade.

 

Serracapriola

Adagiato su un colle nell’estremo nord della Capitanata ai confini con il Molise, sulla sponda sinistra del fiume Fortore, questo borgo (270 m. s.l.m.) si trova in una bella posizione panoramica: sullo sfondo è visibile il mare con le Isole Tremiti, ad est le alture del Gargano, a sud la pianura del Tavoliere, ad ovest i rilievi che dai Monti Dauni si estendono, più a nord, verso l’appennino molisano – abruzzese e la Maiella. Il centro si è sviluppato sul luogo dove un tempo sorgeva l’antica città dauna di Drios del cui lontano passato rimane traccia nella necropoli (I – IV sec. a.C.) ritrovata in località Cappuccini. Serracapriola venne inserita da Federico II nel sistema difensivo del regno, che comprendeva anche le grandi fortezze di Termoli e di Lucera. Il Castello medievale domina tutt’oggi l’abitato ed è il frutto di vari rimaneggiamenti: il nucleo originario, rappresentato da una torre ottagonale, risale all’XI sec., mentre le quattro torri cilindriche angolari sono successive (XVII sec.). Fra le case, abbellite da portali in pietra, si snodano scalinate e vicoli che conducono ad alcune delle principali chiese dell’abitato: la cinquecentesca Chiesa di Santa Maria in Silvis, rifatta nel 1630, custodisce una pala con una Madonna in trono col Bambino dipinta da Francesco da Tolentino. Dello stesso autore il trittico con la Madonna col Bambino tra i S.s. Mercurio  e Caterina D’Alessandria, inserito nell’imponente altare ligneo cinquecentesco della vicina Chiesa di San Mercurio. Poco lontano il Convento dei Cappuccini, edificato nel 1536: tra il 1907 ed il 1908, vi studiò teologia San Pio da Pietralcina, la cui cella, dal 1976, è adibita a Cappella.

 

Chieuti

Meno di cinque km separano Serracapriola da questo borgo (221 m. s.l.m.), sorto sulle rovine di Cliternia, l’antica città Daunia ricordata dallo storico latino Plinio. E’ adagiato sull’altura fra il torrente Saccione ed il fiume Fortore, a soli 9 km dal litorale Adriatico, lungo il quale si stende per circa 8 km la bella spiaggia sabbiosa di Marina di Chieuti. La cittadina rappresenta il comune più a nord della Puglia, l’ultimo prima del Molise. E’ uno dei paesi arberesh (minoranza etno-linguistica albanese) della provincia di Foggia (l’altro è Casalvecchio di Puglia), in quanto, a partire dal XV sec., vi arrivarono colonie di albanesi, di cui ancora oggi sopravvivono tradizioni e dialetto. Chieuti ha un caratteristico centro storico, con viuzze ed archi che s’insinuano fra i resti delle antiche mura e della Torre medievale. La chiesa, settecentesca, è dedicata a San Giorgio, patrono della cittadina, a cui è riservata una partecipata festa patronale dal 21 al 24 aprile, occasione anche della “Carrese” o corsa dei buoi: una spettacolare gara che si snoda su un percorso di circa 5 km tra il centro abitato e le campagne circostanti, in cui coppie di buoi trainano i carri delle quattro contrade cittadine.

 

VISITE:

Itinerario: Storico – Religioso 

Durata: intera giornata

Periodo: tutto l’anno

Grado di difficoltà: T (Turistico)

Equipaggiamento: Scarpe comode, scorta d’acqua, cappello, abbigliamento a strati idoneo alla stagione in corso, macchina fotografica.

Prezzo: 8 euro a persona (minimo 10 partecipanti) 

Il prezzo comprende: Accompagnamento, guida. 

Il prezzo non comprende: Trasporto, assicurazione RCT. 

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